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mercoledì 8 luglio 2015

LA VERA STORIA DELL'AURORA BOREALE

Dicono che l'Amore si manifesti in forme inaspettate... che quando meno te lo immagini, lascia intorno a te, tracce così profonde da testimoniare la perfezione della Natura.

Si chiamava Aurora, ed era nata una notte d'inverno sotto le stelle, mentre un vento impetuoso piegava le fronde dei pini a Est della Terra dei salici erranti, oltre gli arcobaleni multiforme.
E quando finalmente la piccola fata con un vagito ebbe respirato il suo primo soffio di vita qui sulla Terra, le stelle di Orione salutaron la nascitura, brillando in una danza intermittente come in una lingua universale, e all'altro capo del cielo, Giove fece uguale. 
Poi, d'improvviso, accadde una cosa strana : fu come se il tempo si fosse fermato, e le forze della Natura si piegassero ad una forza superiore.
"Questa bimba è speciale ! " - sentenziò commossa e un pò preoccupata la Fata Madrina, che era accorsa a rendere omaggio alla nuova nata .
"Occorrerà guidarla, affinchè riesca a gestire questa sua forza, senza farsi male ."
Ma il concetto di "guida" non apparteneva alla fanciulla, che crebbe testarda e solitaria, disperazione delle Fate più anziane.
Sin da piccola iniziò a parlare col vento, che la sollevava e la faceva volare attraverso il prato delle rose della memoria, su, fino alla Collina senza tempo, dove cielo e terra si fondevano per diventare tutt'uno per formare un nuovo orizzonte.
E anche la luce sembrava obbedirle, passando veloce dall'alba al tramonto, in un'atmosfera surreale.

Passarono gli anni, e fu il tempo dell'età di mezzo, il momento in cui l'infanzia lascia il posto all'età adulta.
Il rituale delle fate prevede che la giovinetta debba mostrare di saper gestire i propri poteri, e per imparare a farlo meglio, fu deciso che la fatina dovesse compiere un viaggio. Per bagaglio le furon dati la sola empatia e un paio di occhiali da sole, e la fatina iniziò la sua nuova avventura.
Gli occhiali, lo san tutti a cosa servon davvero, lo sanno anche i bambini : a poter pianger ovunque senza problemi, ogni volta che ci si sente perduti, ed il respiro del vento si è fermato.
Quanto all'empatia.... era prodigioso vedere come, la bimba, riuscisse a comunicare con ogni essere vivente, scorgendone in sè la parte più profonda e vera. Ed ogni creatura che la incontrava, rimaneva talmente colpito dalla luce serena che il volto della fata emanava, da avvertire in sè un cambiamento interiore, come se fosse stato sfiorato da un angelo rivestito di luce.
U
n mattino, percorrendo la Valle dei ranuncoli solitari, che, più a Ovest, conduceva alla Montagna dal Picco Inesplorato (nome provvisorio, si sa, perchè sarebbe potuto arrivare, da un istante all'altro, un esploratore coraggioso a rivendicare un primato inaspettato), la fatina avvertì di essere osservata.
All'inizio non capì chi, o cosa, la stesse guardando. Continuò allora a camminare con fare tranquillo, fino a che, di botto, si girò indietro, e fu allora che lo vide : un folletto che con aria sorniona e birichina, la osservava nascosto dietro un cespuglio di more selvatiche, sparse qua e là.La Natura era il suo regno, te ne accorgevi dal modo che aveva di passar veloce da un cespuglio all'altro, lasciando dietro sè odor d'erba bagnata, come di terra dopo un temporale. - HEY TU ! - chiamò la fatina.
Ma il folletto si dileguò seduta stante. Non prima di aver lanciato in sua direzione, una cesta colma di mela-fràgola croccante. E d'aver omaggiato la bambina, con una boccaccia tale che vento e luce, aizzati dalla fatina arrabbiata, scatenaron un temporale tale che, per un attimo, sembrò che la Valle fosse un mare in tempesta.

Altre volte Aurora lo incrociò sul suo cammino : ad esempio a Città del senso perduto, o sul Lago dell'amore ritrovato.E ogni volta, il folletto con aria insolente la prendeva a boccacce, e poi le faceva trovar provviste e cibi celestiali. Tanto che una volta, per la rabbia, Aurora si sfilò dal naso gli Occhiali del Pianto Al Sicuro, e mentre glieli lanciava, però, si accorse che qualcosa non tornava :
riflessa nell'acqua del lago di diamanti, v'era la figura del folletto insolente, ma....che strano ! Sembrava più grande, assomigliava a un ragazzo incontrato in un giorno lontano.
Fu così che la fatina si sovvenne, d'aver conosciuto quel fanciullo nei suoi sogni. Provò a chiamarlo, ma la figura scomparve d'improvviso.
Allora, disperata, la fatina capì che non aveva riconosciuto il vero amore.
Il suo cuore cominciò a battere al suono di mille tamburi.
Le sue gambe tremarono, e un nodo allo stomaco le aggrovigliò le viscere. Lampi di luce accecarono il cielo, mentre un vento violento sembrò portar via le stelle. Persino il tempo si fermò, e intenerito, il cielo come un manto coprì le spalle della ragazza che aveva perso il suo primo amore.
Fu straziante e tale, il modo in cui la fatina diede sfogo al suo dolore, che, mentre la bimba, piegata sulle ginocchia, singhiozzava chiamando colui che amava, persino Madre Terra s'intenerì, e quando una lacrima giunse alfine a toccare il suolo.... MERAVIGLIA !
Un'esplosione di colori inondò il cielo, come se fosse stato invaso da energia pura.
E lo spettacolo fu visto fino al regno delle Fate.
"Cos'è questa ? " domandò la Fata Madrina alla Regina.
"Si chiama Aurora"- rispose la Regina - "Ed è il modo in cui il Cielo ricorda agli uomini la magia dell'Amore Vero."

Quindi, la prossima volta che guardate un'Aurora Boreale, osservatela bene : in essa potreste riconoscere l'energia di un amore che nasce e muore, e nel farlo, lascia dietro di sè tracce che illuminano il mondo intero.
Buonanotte.....

"space-station-above-aurora-borealis Scattata from Iss dall'exp 32"


Aurora from Iss
Credits : Nasa

domenica 1 dicembre 2013

Polvere di fata e un battito d'ali....una favola per Maia e Sara


 

·         Care Maia e Sara, questa favola è per voi, e chissà se riconoscerete qualcuno ;) ....

"C'era una volta ... e forse c'è ancora, lontano dagli occhi e dagli sguardi indiscreti degli uomini. Visibile solo col cuore puro dei bambini...
un regno meraviglioso, dove tutto è possibile : il regno delle fate di Laggiù.
Fata Caterina, quella mattina agitava le lunghe ali con fare ansioso :
Presto, sbrigatevi- gridava a elfi e folletti che si muovevano indaffarati-
dobbiamo affrontare un lungo viaggio. Ed i bimbi di tutto il mondo aspettano la loro polvere di fata !"

Kathy richiuse delicatamente il libro, rimboccò le coperte alle bambine, e ...
"Su a nanna, adesso dormite, è tardi, il resto della favola lo leggeremo domani."
Uffa mamma ! - protestò la più piccina- io volevo tanto sapere come continuava- protestò tra uno sbadiglio e l'altro.
La giovane donna uscì, lasciando una piccola luce nella stanza. Una luce che proiettava sul soffitto la volta del cielo trapuntato di stelle.
Sara... - chiamò Maia dal suo lettino-
Che c'è ? - rispose la sorellina.
-Non riesco a dormire, mi manca.
Secondo te che starà facendo in questo momento ?- chiese scrutando il soffitto quasi a cercarne il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale.
-Non lo so, starà dormendo. Manca anche a me- disse seria la più grande mettendosi seduta sul lettino.
-Ti prego mi leggi ancora il libro delle fiabe ?- riprese Maia.
- E va bene- sospirò Sara prendendo il volumetto colorato.
Ma facciamo piano, senza farci sentire dalla mamma.
Dove eravamo arrivate ? Ah sì , a Fata Caterina, che si prepara a partire per portare ai bimbi la polvere di fata.

"Quando tutto fu pronto, la Fata alchimista aprì il grande grembiule e, tirando fuori il primo barattolino di polvere scintillante, disse solenne :
-La prima tappa del nostro viaggio è a Parigi, per Julie. La seconda consegna è per Alessio, che vive a Torino. Per terza tappa andremo a Houston, da Maia e Sara, che vogliono rivedere il loro papà."
Le due piccole incredule, sgranarono gli occhi ...
-Hai visto, parla di noi ! - disse Maia battendo le manine per l'emozione.
- Continua, leggi ancora- ripeté la piccola alla maggiore.
"Tutto era pronto, e in un battito d'ali, fata Caterina ed i suoi aiutanti furono prima a Parigi, poi a Torino, infine a Houston, dove abitavano due bambine che in quel momento leggevano un libro di fiabe.
Fata Caterina bussò alla finestra della stanza delle due sorelline, e come un vento fresco e leggero entrò nella stanza."

In quel momento, s'udì picchiettare alla finestra e subito dopo, sbattendo le lunghe ali la fata alchimista fece il suo ingresso nella stanza delle bimbe, accompagnata da un fresco venticello.
Maia era ammutolita, e, ora sbatteva le manine per la gioia, ora si copriva la bocca con le mani, facendo risolini timidi divertiti.
Sara, invece, guardava diffidente la nuova arrivata, cercando di capire chi fosse e cosa volesse.
- Dunque bimbe mie care, il giro è lungo ed abbiamo poco tempo. È giunta voce nel regno delle Fate, che due bambine hanno espresso il desiderio di vedere il loro papà.
Che si trova lassù - disse la fata indicando il soffitto, sul quale ora comparve un punto luminoso simile a una stella, che si muoveva veloce lungo l'orizzonte stellato.
Poi la fata aprì il suo largo manto e... meraviglia ! estrasse un barattolo luminoso e pieno di stelle, e maneggiandolo con cura, con fare pomposo lo consegnò a Sara, raccomandandole :
"Questa è polvere di fata. Un pizzico di questa, un battito d'ali e potrai andare ovunque vorrai. Ma ricorda, se vuoi che funzioni, devi pensare non con la testa, ma col cuore."
E, girando su stessa vorticosamente e sbattendo le ali, sparì.

Le due bimbe si guardarono stupefatte per lo strano e meraviglioso incontro.
-Forza Sara, dobbiamo metterci in viaggio. Andiamo !-
Ma dove andiamo ? - protestò la più grande, ancora incredula e diffidente, rigirandosi tra le mani quel barattolino lucente e sbrilluccicoso.
-Andiamo da papà. Usiamo la polvere di fata.- ribadì Maia sempre più decisa.
- Ma quella signora ha detto che oltre la polvere di fata ci vuole pure un battito d'ali. E noi non abbiamo le ali !- protestò Sara, che proprio non voleva convincersi che fosse tutto vero.
"Ricordi cosa dice sempre papà ?" disse Maia prendendo la sorella per mano :
"Tutto ciò che è pensabile è possibile.- E noi due allora dobbiamo crederci- ribadì convinta la piccina, e tenendo per mano la sorella, cominciò a ripeterlo come se fosse una filastrocca :
"Tutto ciò che è pensabile è possibile...Tutto ciò che è pensabile è possibile...Tutto ciò che è pensabile è possibile...Tutto ciò che è pensabile è possibile".
Fu così che alle piccine spuntarono le ali, e, per magia, in un attimo diventarono piccole fate.

Maia si guardò il suo tutù sbrilluccicoso di stelle, che le era apparso insieme alle ali, per la gioia fece una piroette e... si accorse che poteva volare !
Cominciò a volteggiare nella stanza e poi, decisa e irremovibile, presa per mano la sorella più grande, le disse :
Andiamo da papà -
Un pizzico di polvere di fata, un battito d'ali, e le due fatine si ritrovarono a volare. Su, sempre più su, oltre l'atmosfera terrestre. Oltre le nuvole, fino alla Stazione Spaziale.
Poi, arrivate fino alla Cupola, si fermarono a guardare il magnifico spettacolo della Terra all'orizzonte.
Oh- disse la più piccina.- sono contenta, perché se il mio papà vede questo da quassù, non si sentirà mai solo.-
Poi, volando attraverso la Stazione, arrivarono sino all'alloggio dell'astronauta, e, mentre dormiva, gli sfiorarono il volto con le manine, mormorandogli : "Ci manchi, papà ! Ti vogliamo bene ..."

Passava il tempo ed era ora di ritornare.
Sara s'aggiustò il suo tutù dipinto dei mille colori dell'arcobaleno, e guardando la sorellina volteggiare felice intorno al padre, prese un pizzico di polvere di fata, batté forte forte le piccole ali e ...
- Vorrei che fosse già il tempo in cui papà è tornato a casa - disse.
E come per magia si ritrovò in macchina, in una notte di quasi metà novembre, vicino a Maia che dormiva.
D'un tratto si aprì la portiera dell'auto, e il viso della mamma apparve, felice, come di una gioia particolare.
Poi, dietro, un volto conosciuto e familiare.
Papà.... - mormorò, mentre la sorella apriva gli occhi e come in un sogno si accoccolava in un abbraccio che, finalmente, eliminava ogni distanza.
-Ci sei mancato - mormorarono le bimbe felici, accarezzandogli il viso.
E questa cos'è ? -Domandò incuriosito l'astronauta pulendosi il viso da una polvere luminosa e perlescente.
Dove avete preso questa polvere dorata ?-
Ho sonno, te lo dirò domani- rispose Sara, sistemandosi meglio in braccio al padre e sorridendo felice.
Agitò le piccole ali ed il barattolino lucente scomparve.

Se sono stata indiscreta chiedo venia, questo vuole essere un piccolo omaggio a voi, bambine, questa è la vostra favola : la favola di Maia e Sara.
Un abbraccio affettuoso,
Valeria

https://www.facebook.com/AstronautLucaParmitano/posts/681808491870704
 

domenica 13 ottobre 2013

Manifestazioni....



Dolce e chiara era la notte, e senza tempo.
L'uomo delle stelle si godeva, rilassato, il meritato riposo.
La stazione orbitante taceva addormentata, ed una calma surreale si percepiva nell'aria.
-Buonanotte luna, buonanotte stelle, vi porterò nel cuore con la consapevolezza che c'è sempre un "oltre"- pensò l'astronauta respirando a fondo quel momento di sintonia con il cielo.

D'un tratto mille aure luminose gli invasero la stanza.
Ognuna con una sua cadenza, ognuna con un suo vociare.
Come piccoli folletti gli danzarono intorno, scompigliandogli i capelli (seee ), stropicciandogli i vestiti.
Mormorandogli dolci nenie, e parlando tutte insieme.

"Chi siete ? " mormorò il Maggiore ormai rassegnato ad incontrare ogni genere di creatura, dalle fate a capricciosi re di pianeti lontani.
E questi ? Chi erano ? E che volevano da lui ?
Come meduse fosforescenti fluttuanti nel mare, le creature si muovevano e volavano intorno a lui nella stazione orbitante.
Una sfuggì e volò intorno ad AstroKaren, ma subito fu chiamata dalle altre : "Franco ! torna qua, non c'è tempo ! ".

La stazione spaziale fu invasa da risate argentine, e ad un comando gli esseri luminescenti si mossero veloci, accendendo uno dopo l'altro tutti i settori dell'astronave.
"Ecco qua - mormorò una di loro- ora l'abbiamo vista tutta, possiamo pure andare".
"Non ancora- disse un'altra- prima lo dobbiamo salutare....".
Così come si erano accese, le luci dei settori dell'Iss si spensero velocemente, una dopo l'altra, fino ad arrivare all'alloggio del maggiore.
Le creature allora, come fossero una sola, circondarono l'uomo, che, straordinariamente calmo, e curioso, si sentì come dentro una bolla piena di forza e di luce.

Un turbinio di colori si accese intorno all'uomo delle stelle, ed in tutte le lingue del mondo, compreso il siciliano,
Buona notte gli dissero,
accarezzandogli il volto.
Poi, come erano arrivate, le creature sparirono nel blu della notte siderale.

Una forza sconosciuta e potente invase lo scienziato, la certezza che in più parti del mondo vi erano anime da cui era amato.

Come aure luminescenti e piene d'energia, vogliamo augurarti una dolce notte Maggiore, ringraziandoti, di nuovo, per la forza e la passione per la vita che tu hai regalato a noi.
E come quelle creature erano una cosa sola, mi sia consentito stasera ringraziare di cuore i miei compagni d'avventura.

Se il bene esiste...siamo una forza !
Buonanotte a tutti

Fotografia dell'ESA, Agenzia Spaziale Europea, modificata da noi fans.

https://www.facebook.com/AstronautLucaParmitano/posts/212096022297632

martedì 1 ottobre 2013

FATA MARTINA E LA STAZIONE ORBITANTE




POLVERE DI FATA ovvero ....
FATA MARTINA E LA STAZIONE ORBITANTE

- Ehi, lassù !-
Disse Fata Martina all'uomo delle stelle.
- lì da voi ci sono i temporali, come sulla Terra ?
Esiste la pioggia, e profuma di bosco bagnandovi il viso come quaggiù ?-
-Chi è che parla ?- domandò incuriosito l'astronauta, spostando lo sguardo da uno degli esperimenti in cui era impegnato.
- Io non credo agli alieni- disse ad alta voce quasi come a ribadirlo.
-Alieni ? Dove sono, chi sono e cosa sono ? - ripetè una voce di bimba concitata.
-Insomma, mostrati, e dimmi chi sei !- intimó lo scienziato spazientito.
-Sono fata Martina e vengo da Terra di Laggiù.
Le altre fate mi hanno parlato di te, e hanno detto che tu sai tutto e rispondi a tutti.
Perciò eccomi qua - disse la piccola fata accennando una piroette e planando in braccio all'astronauta.
- Piacere, sono Luca Parmitano, per gli amici Il Maggiore, AstroLuca o semplicemente Luca.
Ma tu puoi chiamarmi come vuoi- disse l'uomo divertito, dandosi un pizzicotto per esser sicuro di non aver le allucinazioni.
-Come hai fatto ad arrivare qui ? - le chiese curioso.
- Polvere di fata e tanta fantasia, e puoi viaggiare per le galassie senza bisogno di alcuna astronave- spiegò la bimba con aria compìta .
- Bisognerà che me ne procuri un pò, potrebbe risolvere i problemi della Nasa-, rise il Maggiore con sguardo sornione.

- Allora, mi rispondi o no ? Sono venuta apposta io, qua-

- Ti hanno informata male, io non so tutto, comunque proverò a darti alcune risposte- le disse ormai rassegnato a fare una pausa.
- Va bene. Allora dimmi :
è vero che le puzzette sono pericolose nello spazio ? E come fai a fare la popò ? - urlò la bimbetta facendo un risolino.
- Non ci credo, pure tu ! Ma è una fissazione mondiale questa ! Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Altre domande ?- sorrise l'astronauta sempre più preso da questo strano incontro.
-Che fine hanno fatto i tuoi capelli ? E chi è il parrucchiere di Karen ?
Russano i russi ? E quando fai la pipì, ti fai male ?-
-Ancora ! Ma sei venuta fin quassù per chiedermi queste cose ? Avrai pure qualcosa di più importante da scoprire no ?-

La fatina si fermò un attimo silenziosa, poi, stropicciando il suo tutù gli si pose innanzi, e prendendogli il viso tra le manine, guardandolo bene negli occhi domandò :

- Qual'è il senso della vita ? E gli esseri umani si meritano ancora il loro pianeta ? Cosa provi a guardare il mondo da quassù ? Ma soprattutto, qual'è l'ingrediente segreto della felicità ?-
-Vieni con me, ti mostro una cosa- disse l'uomo delle stelle alla fatina.

Volarono insieme nella Stazione Orbitante, e giunti nella Cupola, l'astronauta aprì un oblò e così spiegò :

-"Stamani mi sono alzato presto, prima di tutti, e la Stazione stessa sembrava dormire intorno a me. Mi sono recato in Nodo 3 ed ho aperto la Cupola - e sono stato ricompensato dallo spettacolo della costa orientale Canadese, tutta illuminata come a salutarci mentre volavamo verso l'Africa. " (cit.)

Aprì, una dopo l'altra, le finestre della Cupola.
Dinnanzi a loro mille piccole luci delineavano i tratti di terra abitati dagli uomini.
Intorno, un cielo profondo e limpido, e una pace infinita.
La fatina si commosse e l'uomo delle stelle continuò :
- Non so quale sia il senso della vita, che domande difficili che fai per essere solo una bambina ;-)
Ciò che so è che non bisogna mai smettere di sognare, e provare a realizzare i propri sogni.

E non so neanche quale sia l'ingrediente segreto della felicità, ma scommetto che prima o poi tu lo scoprirai-

le disse prendendola per mano e avviandosi verso l'uscita.

- Sì, ho capito- disse la bambina.
-Forse la felicità consiste nell'apprezzare ciò che si ha, cercando il bello e la spiritualità delle cose ovunque possiamo.
Ce lo hai insegnato tu con le tue foto dallo spazio, che sono arrivate fino al Regno delle Fate-

Poi, con un saltello, gli volò in braccio e lo abbracciò affettuosa.
-Chissà quanto mi invidierà Fata Iacinta, quando scoprirà che l'ho abbracciato questa sera- , pensò.
Rise, e mormorandogli : "Le fate sono tutte fiere di te...", scomparve,
ed una scia di piccole stelle, ognuna per ogni desiderio espresso dagli uomini e affidato al cielo, riempì la Stazione Spaziale.

L'uomo delle stelle si scosse : Accidenti che brutto effetto poteva fare la stanchezza, forse aveva solo sognato.
Ma allora che ci faceva quella strana polvere sbrilluccicante sulle sue mani ?
Sorrise, uscì volando dalla Cupola, chiuse gli occhi e riprese a sognare.

Fotografia di Luca Parmitano, Credits : ESA/NASA

https://www.facebook.com/AstronautLucaParmitano/posts/644196688965218

lunedì 22 ottobre 2012

Una fatina in prova a Terra di Laggiù : EPILOGO

 

Il vento soffiava impetuoso a Terra di Laggiù,
ed il suono dei mughetti tintinnanti
si propagava dalla valle fino alle montagne.

Una strana malinconia pervase la piccola fatina,
ed Emma corse a guardare la distesa di fiori.

Tra loro uno,
ancora chiuso, e non ancora sbocciato,
cominciò la sua danza,
e lei capì che così iniziava il suo viaggio fino a Dio.

Poi la piccola fu attirata
da uno specchio d'acqua da cui piccole farfalle di luce
si ergevano verso il cielo.

S'avvicinò
e la vide
:
   Mamma ...

chiamò con voce rotta di commozione.

La figura eterea di donna
sorrise alla bambina,
e con voce tenera le disse
:
Ricorda sempre,
piccola mia
che io sarò in te
e tu in me.

Ed ora vai,
e cerca la tua strada.

Ed in quel momento
la figura adulta e la piccola fatina
divennero un tutt'uno,
e come per incanto,
Emma si vide giovinetta
e capì qual'era il suo destino.

E dalla valle dei mughetti
un arcobaleno si levò fino a Dio......

 
Se sei in difficoltà non disperare,
guarda dentro di te
e prova a rientrare in contatto con la tua anima,
rilassati e lasciati andare
:
sentirai il respiro del mondo.

A voi,
compagni coraggiosi del mio cammino,
per avermi spinta a esprimere
la ricchezza che ho dentro il mio cuore tumultuoso.

Marina di Cerveteri, li 22/10/2012


domenica 30 settembre 2012

UNA FATINA IN PROVA A TERRA DI LAGGIU' Capitolo 3 : Frammenti di luce


Capitolo terzo
:
Frammenti di luce


L'alba di un giorno nuovo spuntava nella valle,
e l'odore dei fiori bagnati dalla rugiada si spandeva nell'aria,
pungente ed insieme corroborante.

Camminavano di passo buono,
chè la strada era tanta da fare,
e la notte sarebbe venuta presto a Terra di Laggiù.

Ogni tanto Matilde si fermava
a far prender fiato alla bambina,
che, insaziabile di curiosità,
continuava ad osservare estasiata ogni creatura incontrata .

Ed ogni volta era come se accadesse un piccolo miracolo,
perchè Emma parlava alla natura
e la natura le parlava di lei.

E ad ogni passo la fata bambina
si convinceva della meraviglia dell'universo.

Ma ancora non riusciva a capire
dove potesse essere nascosto
l'ingrediente misterioso che rendeva ogni piatto magico.

Camminarono fino a sera,
poi ad un tratto Matilde si fermò,
ed indicando una piccola luce all'orizzonte
spiegò alla bambina
:
Eccoci finalmente alla meta,

questo è il Villaggio delle 12 stelle.
Qui troveremo riparo,
e tu proverai a cercare le risposte alle tue domande.

Si inoltrarono tra lunghi filari di alberi secolari,
e seguendo il sentiero
giunsero dinanzi ad un grande mulino,
alla cui sommità vi erano enormi cupole colorate,
che sfruttando l'energia infinita dello spettro solare,
riuscivano a muovere le grandi macine in maniera costante.

Matilde s'avviò alla ricerca del mugnaio,
ma tornò poco dopo con aria perplessa.

Strano, pensò,
non è da lui lasciare il mulino incustodito.
Ma dove si sarà cacciato quel vecchio testone ?


Furono distratte da un gran via vai di buffi omini che,
con fare pomposo e di gran fretta,
scaricavano sacchi e sacchi in una piazzola poco distante.

Per favore,
accennò la fatina timida ad uno di loro che pareva riprender fiato prima di lavorare,
stiam cercando Messer Nico,
e veniamo da lontano,
potreste dirci dove andare ?

La risposta fu un'occhiata scocciata e sbrigativa,
prima di apprestarsi a riprendere di nuovo a sfaccendare.

Per favore,
riprese la fatina impaziente,
rivolgendosi adesso a due di loro,
che coperti da capo a piedi da una veste dorata,
davano istruzioni agli altri indicando dove posare quella o l'altra cassa.

Che succede qui ?
Perchè mi disturbi ?
Non sai che oggi qui è un giorno particolare ?
Si prepara il pane della festa
e tutto il villaggio è impegnato nella sua realizzazione.

Emma guardò la sua madrina con aria smarrita




e Matilde così le spiegò :
Vedi piccina,
questo è il villaggio delle 12 stelle.

Tanto, ma tanto tempo fa,
quando la natura era un tutt'uno con il cuore dell'uomo,
prevedendo che prima o poi
avidità ed egoismo avrebbero distrutto l'idillio,
fu creato un piccolo angolo magico,
in cui amore, passione e condivisione,
fossero le regole di vita comune,
per ricordare al mondo
che non tutto è perduto,
e che anime sorelle possono ritrovarsi nel buio
e creare, costruendolo,
un angolo di felicità.

Il villaggio fu diviso in 12 case,
una per ogni mese dell'anno
e ad ognuna fu assegnata una stella.

Una volta al mese
gli abitanti di tutto il villaggio,
si riuniscono tutti
per creare un piatto che simboleggia il mese corrente.

Oggi è la volta della stella di dicembre,
e al Villaggio si prepara il pane della festa.

Emma si guardò intorno
:
ora le casse erano state aperte,
e leccornie di ogni tipo traboccavano da esse.

Dalla lontana isola tripunte
erano stati inviate profumate essenze agrumate,
e miss Cameron aveva scelto personalmente dal suo giardino
le mandorle più saporite,
ed il mascarpone più denso
preparato dal latte delle mucche del villaggio.

Cereali, semi vari, succhi di uvamela,
bottiglie di cioccomella,
una golosa crema al cioccolato e marshmallows.

C'era da svenire dalla fame....
e difatti si sentì ad un tratto un curioso rumorino...

....e la fatina imbarazzata accarezzò il suo pancino
che brontolava per la fame.

Benvenute al Villaggio,
tuonò una voce possente dietro a loro.

Messer Nico era tornato,
e abbracciando l'amica ritrovata,
già le conduceva ad un caldo focolare
in una casa accanto il mulino,
ove poterono ristorarsi dalle fatiche del cammino.

Il villaggio brillava di luci,
che da ogni casa si riversavano nelle strade,
come siepi di minuscoli fiorellini.

Dall'una un odore di biscotti fragranti
invadeva l'aria e invitava all'assaggio.

Dall'altra l'aroma di un succulente arrosto
confondeva i sensi e faceva ritornar fame.

Agli angoli delle strade
12 stelle, una per ogni casa,
facevano da cassetta per le comunicazioni ,
ed una volta al mese il
gran ciamberliere
recapitava agli abitanti
le istruzioni
per la nuova festa,
e gli ingredienti da ricercare e le ricette da seguire.

Deve essere per forza qui l'ingrediente segreto,
si disse convinta la fatina,
ammirando la casa della decima stella,
su cui troneggiava
un granchio.
Era stata allestita nella piazza del villaggio
un'enorme tavolata per la festa dell'indomani
e le nonne, gioiose,
apparecchiavano con i nipoti,
mentre le madri con il loro allegro ciacolare
finivano le decorazioni delle portate
ed i padri preparavano la legna
per il forno dove si sarebbe cotto il pane.

Sù, madrina, portami a cercare casa per casa,
disse impaziente la bimba....

Non aver fretta,
osserva e rifletti,
rispose Matilde paziente

ed ora vieni con me ,
devo ancora mostrarti una cosa
prima che il giorno volga alla fine.
Camminarono con passo lieve e leggero,
rallegrate dalla gioia respirata al villaggio,
e giunsero così all'ottava casa.

Aveva una forma stretta e affusolata,
e pareti trasparenti lasciavano vedere i contenuti delle stanze
:
tra le altre una spiccava per la sua particolarità.

Vi erano tanti specchi,
di ogni foggia e misura,
ed ognuno rifletteva un particolare aspetto di chi entrava in quell'ambiente.

Questa è la casa di Fata Cassiopea,
spiegò Matilde ad Emma,
lei è la custode del villaggio,
colei che deve vigilare affinchè questo luogo rimanga inviolato.

Aprirono dolcemente la porta della casa,
e s'inerpicarono attraverso una lunga scala
che percorreva l'abitazione,
illuminata da luci soffuse che trasmettevano pace e serenità.

Giunte in cima si trovarono in un patio
dal quale,
meraviglia !
era possibile ammirare il cielo stellato più bello che Emma potesse aver mai visto.

Allora, ti piace ?
La voce melodiosa di Cassiopea risuonò nell'aria.
E' uno degli spettacoli più belli che abbia mai veduto,
disse commossa la bambina
restando a naso in sù.
Vedi Emma,
un tempo eravamo stelle,
finite sulla terra perchè desiderose di onnipotenza.
La superbia fu punita
e dimenticammo la nostra essenza di luce.

Ma a volte capita,
nel delirio del non senso quotidiano,
in momenti buoni o in momenti tristi,
capita che nel cercare inconsapevole di avvicinarci alla perfezione,
che dei frammenti di luce emergano
e quelle anime si riconoscano
e si ritrovino sorelle,
e le parti sbrilluccicanti
che ricordano
il momento in cui eravamo dèi,
si compongano in un puzzle di energia positiva
che ci aiuta a rendere più accettabile la nostra imperfezione,
e a volerci un pò più di bene.

Un giorno torneremo stelle,
un giorno....

Intanto.....
se scorgi un chiarore nel buio,
osserva con animo puro :
potresti scorgere un frammento di luce.
E' il miracolo della vita.
Ed è il miracolo dell'amore.

Nella tua ricerca
non dimenticare ciò che ti ho detto
e ricorda
:
non sempre la soluzione a ciò che cerchiamo è lontana,
a volte è sotto i nostri occhi,
ma siamo troppo presi da altre cose per vederla.


Fu con queste parole
che Cassiopea si congedò
e Matilde e la fatina in prova
tornarono alla casa del loro ospite,
a riposare per la notte.

Quante emozioni in un giorno solo !
disse tenera la più grande alla più piccina,
era giunto già il momento del distacco,
e occorreva tornare sulla via di casa.

Riposa bene stanotte,
perchè domani ci si rimette in cammino.
Ma come !
E la festa del villaggio ?
disse delusa la bambina.

Il tempo stringe e la tua ricerca volge quasi alla fine.
Fata Vaniglia ti aspetta,
tu hai tutto ciò che ti occorre per capire,
ora rifletti solo,
ed apri la tua anima a ciò che ti è intorno,

disse decisa la madrina,
poi la cinse col suo lungo mantello
e la portò al focolare.

UNA FATINA IN PROVA A TERRA DI LAGGIU' Capitolo 2 : La valle dei mughetti tintinnanti


Capitolo 2 :
La valle dei mughetti tintinnanti

L'avevamo lasciata così
:
La fatina si sentì rigenerata,
poi guardò la nonna e disse trionfante
con una luce negli occhi :

Ho capito dove cercare....
e facendo risuonare tutta la valle con i suoi risolini
corse via
danzando nel vento ....

Ed ecco come continua la nostra storia
:

Ma dove corri ?urlò fata Vaniglia alla fatina irrequieta
che, nel frattempo,
aveva già raggiunto il fondovalle.

-
Devo andare a trovare Fata Matilde,
sono certa che avrà la risposta alla mia domanda -
rispose la bimbetta.

Correndo incespicò nella radice di una pianta.
Hai, che dolore !
si sentì.
Vai più piano,
così mi fai male !

Chi parla ?
chiese la bimba sgranando i suoi grandi occhi color nocciola.

Sono io...
rispose la pianta vicino a lei.

Emma si avvicinò incuriosita
e la guardò meglio :
aveva l'aspetto di una grossa nuvola rosa
cui erano appesi grossi frutti gialli
con puntini neri.

Chi sei ?
O cosa....sei ?
chiese la fatina.

Sono un cespuglio di cedràgola,
fu la risposta.

Mai sentito nominare
- disse sospettosa la fatina,
ed annusò un frutto.

Assaggiane uno !
- insistè la pianta -
ma non tirare troppo forte nel prenderlo,
la ammonì.

Emma prese delicatamente il frutto e lo assaporò :
aveva il profumo del limone
ed il sapore della fragola.

Perfetto per una sera d'estate
- pensò la cuochina in erba -
da usare in una granita,
o nel famoso Cheesecake di Fata Sacherina,
la Fata Pasticcera Capo,
che si dava arie di gran chef,
ma,
le cui torte,
a Emma non piacevano,
non si spiegava il come ed il perchè,
ma c'era qualcosa che non le tornava
ogni volta che leggeva o assaggiava
una delle sue ricette,
come se mancasse qualcosa....

Sarà mica l'aroma di cedràgola ?
- si chiese la bimba -
e, per sicurezza,
ripose il frutto tra le pieghe del suo tutù.
Poi garbatamente salutò e si rimise in cammino.

Intanto il cielo si colorava dei colori dell'arcobaleno :
stavano iniziando i preparativi della festa annuale
e tutti gli abitanti di Terra di Laggiù
si preparavano all'evento.

Stormi di rondini dal becco rosa
provavano le coreografie aeree con i fenicotteri rossi.

Sul prato delle margherite lilla era stato allestito un palco
e lì,

la banda diretta da Fata Viola,
specializzatasi al Conservatorio delle Arpe Celesti,
provava una dolce sinfonia.

Il coro degli usignoli intonò l'inno
All You Nids Is Love,
composto dallo gnomo Poeta John,
gli animali del bosco si adunarono intorno al palco

in un religioso silenzio,
e per un attimo il tempo si fermò.

Fu tale la commozione seguita al brano
che Mastro Gufo Gran Cerimoniere
e Miss Tacchinella

che, invece, si occupava di tessere i costumi,
si scontrarono per sbaglio,
e ne uscì fuori una gran pioggia di piume.

Il che provocò a catena una gran quantità di fatti,
che non sta a noi adesso raccontare....

Ma torniamo alla nostra fatina....
dove sarà mai finita in tutta questa confusione ?

Sazia del pasto inatteso
s'era appisolata sul prato
quando fu svegliata dai risolini divertiti degli orchestrali che avevano appena assistito
all'inatteso siparietto.

Si destò,
e si rimise in cammino aumentando il passo,
arrivava l'imbrunire,
e per allora voleva essere a destinazione.

Superò correndo il Lago delle farfalle
e, finalmente,
giunse alla sua meta.

Imboccò un viottolo scosceso,
quasi nascosto da rampicanti con minuscoli fiori
gialli e rosa perla.

Poi, sull'uscio di una casetta,
vide Fata Matilde,
intenta a prendersi cura teneramente

delle preziose piante che le erano state affidate.

Bimba mia !
- le disse stringendola a sè -
ero stata avvisata della tua venuta ,
questa notte sarai mia ospite,
e domani ti accompagnerò dove vuoi,
ma non posso prometterti che alla fine
la tua ricerca sarà conclusa.

L'importante è tentare...
- disse saggia la bimba -
e Matilde si commosse,
pensando che la sua figlioccia era già diventata grande.

Voi vi chiederete,
ma dove abitano le fate ?

Sssssh....questo è un segreto !

Vi dirò solo che ognuna di loro
ha una casetta fatta a misura della sua abitante
che, quasi sempre,
la costruisce e la personalizza,
rendendola impossibile da replicare.

La casa di Matilde era stata ricavata all'interno di un albero di gelsomino,
ed il profumo inebriante dei fiori inondava l'aria
trasmettendo eccitazione per il futuro, e nel contempo serenità e tranquillità.

Emma sbadigliò assonnata,
era ora di riposare,
la giornata seguente sarebbe stata densa di emozioni.

Appoggiò la testolina sul giaciglio
di petali e fili d'erba intrecciati sapientemente tra loro e s'addormentò.

Fu svegliata,
quasi all'arrivo dell'alba,
dal rumore di un dolce tintinnìo proveniente dalla sua finestra.

Ancora tra la veglia e l'incoscienza
rimase beata a riposare per un pò.
Poi, incuriosita,
decise di scoprire cos'era quel suono misterioso.

Solo allora si accorse che l'albero di gelsomino,
che ospitava la casa di Fata Matilde,
si ergeva su una valle di bellissimi, meravigliosi
e minuscoli mughetti.

Ma, ancora,
non riusciva a capire cosa fosse a provocare il suono udito.

Si stropicciò gli occhi,
si stirò per bene il tutù
e corse in cucina,
dove una premurosa Fata Matilde
stava preparando il necessario per il viaggio che avrebbero fatto quel giorno.

Vedo che siamo mattiniere,
- disse alla bimbetta impaziente -
Bene, vuol dire che partiremo prima,
sei pronta ?

Emma guardò oltre la finestra :
il cielo adesso pareva striato da venature tra il grigio ed il lilla,
ed una tenue brezza mattutina
si alzava nell'aria
e con il suo tepore riscaldava corpo ed anima di chi la percepiva.

Poi si intese di nuovo :

Din din...Din din...

Stavolta la fatina non ebbe più dubbi :
il suono proveniva dalla valle dei mughetti.

Così domandò impaziente alla madrina

:
Prima di partire
vorrei sapere cos'è questo strano tintinnìo
che s'ode a tratti nella valle.

Fata Matilde la prese per mano,
ed insieme volarono tra i mughetti ondeggianti,
che si muovevano al ritmo del vento,
quasi a formare una danza.

Li vedi questi minuscoli fiorellini ?
- disse la più grande alla più piccina -

sono i bambini che stanno per venire al mondo.

Ma,
talvolta capita
che il Buon Dio ne voglia tenere qualcuno con sè,
per renderli parte di un progetto più grande.
Così,
quando questo avviene,
ed il bimbo non viene concepito,
o muore nel grembo della mamma prima di essere nato ,
il fiorellino che racchiude la sua anima,
il mughetto che, tra gli altri, vedi nella valle,
danzando accompagna la sua anima a Dio,
ed il tintinnìo che senti è il suono del suo frammento di luce che arriva in cielo.

Oh !
- disse commossa la bambina,
piangendo addolorata. -

Perchè piangi ?
- la confortò Matilde,
guardando il cielo ora striato di luci argentate -

ogni stella riempirà di luce il cammino
di chi l'ha amata,
di chi l'ha cercata
anche se non l'ha avuta.

E la consapevolezza di aver cercato sempre l'amore,
anche a rischio di non vedere il proprio sogno realizzato,
darà a colei che ama la speranza di cambiare il mondo,
rendendolo un posto migliore.

Non capisco
- disse Emma -
capirai un giorno,

 mormorò la madrina stringendola in un abbraccio .
Ed ora mettiamoci in viaggio,
ci aspetta un lungo cammino....

To be continued.....