sabato 19 novembre 2016

LE TASCHE DI ZIA TITINA

Nelle tasche di zia Titina ci potevi trovare il mare, 
una conchiglia raccolta in riva alla battigia, come un tesoro inaspettato.
Penne, un notes per appuntar pensieri,
che veloci correvano su e giù per la sua testa.
Due o tre fazzolettini, chiavi d'ogni forma e colore, ad aprir chissà che porte e porticati...
Note segnate su biglietti da visita ormai scoloriti, usati a fissar spunti e ispirazioni.
Frasi ascoltate, attimi di poesia rubati al quotidiano.

Nelle tasche di zia Titina ci potevi trovar te stessa,
nascosta in una foto d’altri tempi, piegata in una scatolina.
Salviettine al gelsomino, profumo di casa.
“Il Piccolo Principe” in edizione tascabile, caso mai avesse perso la strada.
E tanta, tanta fantasia, immensa come il mare.

E voi, cosa tenete nelle vostre tasche ?

sabato 11 giugno 2016

I FIGLI DEGLI ALTRI

...E poi li guardi crescere,
i figli degli altri.
I figli dei tuoi amici, i compagni di scuola di tuo figlio, i suoi compagni di squadra.
E pian piano il loro sorriso diventa anche il tuo. E se si fanno male ti preoccupi per loro.
E se qualcuno è bocciato, ti dispiace.


 E ogni anno li vedi cambiare, magari han cambiato gruppo o classe , magari non frequentano più tuo figlio, ma quando li osservi, ometti e signorine già fatti, li vedi ridere, li vedi cambiare e aprirsi alla vita, ti si stringe il cuore, ti emozioni.


 E pensi alle altre mamme, per cui tuo figlio è stato il figlio degli altri.
E mentalmente le ringrazi per esser state parte della vita del tuo.


10/06/2016

UN GIORNO, PER CASO, METTI UN PAPÀ, UN BAMBINO E UNA LEZIONE UNIVERSALE


 ... e poi vai al supermercato, e ti commuovi fino alle lacrime, davanti a un padre che parla al suo bambino di due anni, e con una naturalezza e una gioia mai viste, gli insegna a trattare "l'altro" come fosse se stesso. A prescindere da sesso, razza, e numero di cromosomi. "Vedi, Andrea?- gli dice sorridendo il padre- lei è Rosa. Saluta Rosa, fà ciao con la manina."
Il bimbo ride, e Rosa ride felice e abbraccia il bambino. "Hai fame, Andrea ?" domanda Rosa- lo vuoi un biscottino?"
E il padre spiega : "È piccolo Andrea e non può mangiarlo quello, la sua mamma gli compra quello per lui, senza lattosio."
"Allora forse ha sete !" risponde pensierosa Rosa. "Andrea, che dici, hai sete ?", chiede il papà al bambino. Andrea fa cenno di sì con la testolina, ride di nuovo, e papà prende la bottiglietta e la porge a Rosa: "Tieni, dagli da bere."
Un sorriso splendente illumina il viso di Rosa, e con amore e delicatezza senza pari, aiuta Andrea a bere, che sorride ancora, e ancora.
Son passati dieci minuti, finalmente il turno di essere serviti dal salumiere è arrivato, mamma e papà chiamano : "Rosa, saluta, è tempo di andare !"
Rosa saluta, battendo le manine, e prima di andare porge un ultimo tenero bacio ad Andrea, che le ride ancora.
Io, in fila dal salumiere che assisto alla scena, la guardo andar via, e mi commuovo, fino a non riuscir a trattenere qualche lacrima.
Rosa è una ragazza down. Ma nessuno in questa storia se ne è accorto.
Non il papà, che ha insegnato al figlio la più grande delle lezioni: che siamo tutti uguali. E non esiste paura, nè indifferenza, nè pietismo, nè ipocrisia, nè finta gentilezza. Esiste la condivisione della parte migliore della nostra umanità.
Nè se n'è accorto Andrea, che in quegli occhioni azzurri riflette tutta la felicità del mondo, perché la vita, per lui, per fortuna è ancora un gioco, e con un papà così impari che dobbiamo giocare tutti sullo stesso piano. E gli altri vanno visti come risorse, non come metri di paragone per prevaricare o affermare che noi siamo più bravi.
Non me ne sono accorta io, che in tanti anni mai avevo visto un modo tanto naturale e delicato di superare le diversità.
Ho ringraziato il papà di quel che oggi m'ha insegnato, e di ciò che insegna ogni giorno a suo figlio. Lui mi ha guardato meravigliato : non ho fatto nulla di particolare- ha detto.
No invece, ho risposto, il tuo modo di mostrare il mondo a tuo figlio è tutt'altro che scontato.
La civiltà si impara dai piccoli gesti, e se ognuno di noi ne facesse uno, forse il mondo sarebbe migliore.

Buona serata gente !
Affettuosamente vostra,
Donna Iacinta

giovedì 17 settembre 2015

Come dentro un film

 
 
Avete mai pensato di essere dentro un film ?
Io lo faccio continuamente, come se mi vedessi dall'esterno mentre una voce narrante racconta la mia storia. No, tranquilli, nessuna esperienza extrasensoriale :) .
Forse solo il tentativo della mia fantasia di darmi modo di elaborare fatti e avvenimenti, consentendomi di riavvolgere i fotogrammi ogni qualvolta ho bisogno di rivedere qualcosa che non capisco o mi lascia perplessa. Perchè capita, a voi no ?
E mentre cammino con Dafne per strada, o sono alla Posta, oppure accompagno mio figlio al parco, ovunque insomma, la cinepresa della mia memoria... Ciack ! cattura sensazioni, emozioni, scene di vita vissute, che già da sole valgono come piccoli tesori, e li mette da parte per usarle come camei nel prossimo film.
Immaginate con me : il fischio del vento tra le orecchie. La luce tenue e rosata del tramonto che fa capolino tra nubi che sembrano fatte da ciuffi di lana di pecora accostati l'un vicino all'altro, o, per i miei amici freddofili, da palline di gelato alla crema.
Il pianto di un neonato alla finestra, due anziani che si tengono per mano in riva al mare ...
La vita è piena di particolari che meritano di essere raccontati, che si tratti del nostro, di film, o di quello degli altri.
E non importa se narriamo le avventure di un esploratore, di un presidente o di uno scalatore. Perchè la vita stessa è un'avventura.
E ogni momento può essere vissuto con lo spirito di un bambino che scopre incantato per la prima volta la sensazione della sabbia che gli scorre tra le dita (non dimenticherò mai l'espressione di mio figlio quando accadde), o vivere tutto in modo razionale e scontato, sta a noi deciderlo.

Buona notte !



mercoledì 8 luglio 2015

LA VERA STORIA DELL'AURORA BOREALE

Dicono che l'Amore si manifesti in forme inaspettate... che quando meno te lo immagini, lascia intorno a te, tracce così profonde da testimoniare la perfezione della Natura.

Si chiamava Aurora, ed era nata una notte d'inverno sotto le stelle, mentre un vento impetuoso piegava le fronde dei pini a Est della Terra dei salici erranti, oltre gli arcobaleni multiforme.
E quando finalmente la piccola fata con un vagito ebbe respirato il suo primo soffio di vita qui sulla Terra, le stelle di Orione salutaron la nascitura, brillando in una danza intermittente come in una lingua universale, e all'altro capo del cielo, Giove fece uguale. 
Poi, d'improvviso, accadde una cosa strana : fu come se il tempo si fosse fermato, e le forze della Natura si piegassero ad una forza superiore.
"Questa bimba è speciale ! " - sentenziò commossa e un pò preoccupata la Fata Madrina, che era accorsa a rendere omaggio alla nuova nata .
"Occorrerà guidarla, affinchè riesca a gestire questa sua forza, senza farsi male ."
Ma il concetto di "guida" non apparteneva alla fanciulla, che crebbe testarda e solitaria, disperazione delle Fate più anziane.
Sin da piccola iniziò a parlare col vento, che la sollevava e la faceva volare attraverso il prato delle rose della memoria, su, fino alla Collina senza tempo, dove cielo e terra si fondevano per diventare tutt'uno per formare un nuovo orizzonte.
E anche la luce sembrava obbedirle, passando veloce dall'alba al tramonto, in un'atmosfera surreale.

Passarono gli anni, e fu il tempo dell'età di mezzo, il momento in cui l'infanzia lascia il posto all'età adulta.
Il rituale delle fate prevede che la giovinetta debba mostrare di saper gestire i propri poteri, e per imparare a farlo meglio, fu deciso che la fatina dovesse compiere un viaggio. Per bagaglio le furon dati la sola empatia e un paio di occhiali da sole, e la fatina iniziò la sua nuova avventura.
Gli occhiali, lo san tutti a cosa servon davvero, lo sanno anche i bambini : a poter pianger ovunque senza problemi, ogni volta che ci si sente perduti, ed il respiro del vento si è fermato.
Quanto all'empatia.... era prodigioso vedere come, la bimba, riuscisse a comunicare con ogni essere vivente, scorgendone in sè la parte più profonda e vera. Ed ogni creatura che la incontrava, rimaneva talmente colpito dalla luce serena che il volto della fata emanava, da avvertire in sè un cambiamento interiore, come se fosse stato sfiorato da un angelo rivestito di luce.
U
n mattino, percorrendo la Valle dei ranuncoli solitari, che, più a Ovest, conduceva alla Montagna dal Picco Inesplorato (nome provvisorio, si sa, perchè sarebbe potuto arrivare, da un istante all'altro, un esploratore coraggioso a rivendicare un primato inaspettato), la fatina avvertì di essere osservata.
All'inizio non capì chi, o cosa, la stesse guardando. Continuò allora a camminare con fare tranquillo, fino a che, di botto, si girò indietro, e fu allora che lo vide : un folletto che con aria sorniona e birichina, la osservava nascosto dietro un cespuglio di more selvatiche, sparse qua e là.La Natura era il suo regno, te ne accorgevi dal modo che aveva di passar veloce da un cespuglio all'altro, lasciando dietro sè odor d'erba bagnata, come di terra dopo un temporale. - HEY TU ! - chiamò la fatina.
Ma il folletto si dileguò seduta stante. Non prima di aver lanciato in sua direzione, una cesta colma di mela-fràgola croccante. E d'aver omaggiato la bambina, con una boccaccia tale che vento e luce, aizzati dalla fatina arrabbiata, scatenaron un temporale tale che, per un attimo, sembrò che la Valle fosse un mare in tempesta.

Altre volte Aurora lo incrociò sul suo cammino : ad esempio a Città del senso perduto, o sul Lago dell'amore ritrovato.E ogni volta, il folletto con aria insolente la prendeva a boccacce, e poi le faceva trovar provviste e cibi celestiali. Tanto che una volta, per la rabbia, Aurora si sfilò dal naso gli Occhiali del Pianto Al Sicuro, e mentre glieli lanciava, però, si accorse che qualcosa non tornava :
riflessa nell'acqua del lago di diamanti, v'era la figura del folletto insolente, ma....che strano ! Sembrava più grande, assomigliava a un ragazzo incontrato in un giorno lontano.
Fu così che la fatina si sovvenne, d'aver conosciuto quel fanciullo nei suoi sogni. Provò a chiamarlo, ma la figura scomparve d'improvviso.
Allora, disperata, la fatina capì che non aveva riconosciuto il vero amore.
Il suo cuore cominciò a battere al suono di mille tamburi.
Le sue gambe tremarono, e un nodo allo stomaco le aggrovigliò le viscere. Lampi di luce accecarono il cielo, mentre un vento violento sembrò portar via le stelle. Persino il tempo si fermò, e intenerito, il cielo come un manto coprì le spalle della ragazza che aveva perso il suo primo amore.
Fu straziante e tale, il modo in cui la fatina diede sfogo al suo dolore, che, mentre la bimba, piegata sulle ginocchia, singhiozzava chiamando colui che amava, persino Madre Terra s'intenerì, e quando una lacrima giunse alfine a toccare il suolo.... MERAVIGLIA !
Un'esplosione di colori inondò il cielo, come se fosse stato invaso da energia pura.
E lo spettacolo fu visto fino al regno delle Fate.
"Cos'è questa ? " domandò la Fata Madrina alla Regina.
"Si chiama Aurora"- rispose la Regina - "Ed è il modo in cui il Cielo ricorda agli uomini la magia dell'Amore Vero."

Quindi, la prossima volta che guardate un'Aurora Boreale, osservatela bene : in essa potreste riconoscere l'energia di un amore che nasce e muore, e nel farlo, lascia dietro di sè tracce che illuminano il mondo intero.
Buonanotte.....

"space-station-above-aurora-borealis Scattata from Iss dall'exp 32"


Aurora from Iss
Credits : Nasa

lunedì 29 giugno 2015

Mormorando ad una valigia

Non sono mai stata brava a fare le valigie.

 Sono le 4 di notte e stiro. Magliette, e pantaloni. E pantaloncini. E canotte.
Per il fetente, che domani partirà per 4 giorni. E di tutte queste magliette, e pantaloni, ed annessi, e connessi, è già tanto se se ne cambierà un centesimo, mutande e calzini compresi (perché, quelli pure si cambiano ogni giorno ? mi ha chiesto una volta).


 Non sono mai stata brava a fare le valigie.
Sono le 4 e un quarto di notte e già mi manca già il fetente.
Anche se starà lontano solo per 4 giorni.
Anche se io e lui passiamo il 99,9999999 per cento del nostro tempo ad accapigliarci per ogni cosa.
Anche se ci sono volte che riesce a farmi star male perché mi fa sentire invisibile con la sua presunzione e testardaggine.


 Non sono mai stata brava a far le valigie.
Cerco sempre tutte le occasioni possibili per farlo stare insieme ai suoi coetanei, e renderlo indipendente e felice.
Quindi adesso ritornerò a stirare, consapevole che è tutto inutile, ed userà un milionesimo di quel che gli dò,
E magari metterà la t-shirt smanicata con 12 gradi fuori, e sentirà freddo.
Ma sopravviverà uguale, ed è inutile che sto 3 ore a spiegargli come gli ho disposto le cose.
Perché, si sa, io non sono mai stata brava a far le valigie.


 Ma quello è il mio bambino, ed io lo amo più di ogni altra cosa al mondo.
Ed un giorno mi perdonerà di non esser brava a far le valigie.

venerdì 1 maggio 2015

Negli occhi di Lucia...

Non bisognerebbe mai aver paura di guardare una persona negli occhi.
Perchè lo sguardo è la finestra sul mondo interiore di ognuno di noi, il filtro attraverso il quale desideri ed emozioni si palesano al di là di linguaggio e razionalità.
Aveva vent'anni, e il mondo tra le mani. Lunghi ricci biondi come la sabbia riflessa dal sole, e due occhi color del cielo d'agosto, prima della tempesta di fine estate.
Occhi che avevano amato albe e tramonti, in solitudini a lungo cercate, alla ricerca disperata di quel che senso pareva non averne.
Occhi che avevano lavorato instancabili, cucendo e componendo patchwork , che sarebbero poi divenuti coperte, ed arazzi, borse e teli d'arredamento, ognuno un unicum, ognuno un frammento di un sogno, ognuno un'interpretazione di una storia.
Come la vita, in cui siamo tutti attori, e ricopriamo diverse parti che interagiscono tra loro, a seconda della prospettiva di chi guarda verso una data direzione.
 
Aveva vent'anni e spalle stanche di chi molto aveva osato. Mani lunghe e affusolate, piedini scarni a far da base a un corpo prosperoso che si ribellava alla vita assumendo forme che ella detestava. 
In fondo si odiava. Ma non aveva tempo nè voglia di assecondar queste emozioni.
Viveva cogliendo l'attimo, e la feroce malinconia che mai l'abbandonava, si rifletteva nel suo sguardo e nei suoi occhi che, ostinati, non smettevano mai di coglier particolari di ciò che aveva intorno, alla ricerca spasmodica di quel qualcosa che le desse il senso del "vale la pena".
Aveva vent'anni, e una voglia di vivere disperata e struggente come l'amarezza di chi non era stata amata, ma nella vita tutto aveva dovuto "rubare".
E gli occhi dolci di un passerotto che, per tutta la vita, delle briciole si era dovuto nutrire.
 
Negli occhi di Lucia si confondevano cielo e mare, come quando, al tramonto, l'orizzonte si fonde con la Terra, e il sole colora le nuvole di sfumature cangianti tra il rosa e l'arancio, e l'aria sembra scoppiare di un energia magica, portatrice di vita.
 
E quando ella osservava la campagna in cui amava passeggiare, silenziosi, tra i cespugli, personaggi di storie fantastiche sembravano spuntare, e tenerle compagnia mentre, veloce, in punta d'ago scolpiva i suoi racconti ricamati.
Ma era quando la fanciulla era felice, che i suoi occhi cominciavano a brillare : allora, in quei momenti, era come se la luce lontana delle stelle avesse portato a chi la osservava, tracce di mondi lontani.
Ed a guardarla in quegli attimi si sarebbe rischiato di perdersi, tanta era la gioia ed il senso di meraviglia, ed estatica contemplazione che ella provava.
Aveva vent'anni, e il mondo davanti, e una fiducia tenera e quasi ingenua, che un giorno avrebbe sfiorato l'arcobaleno, e i suoi occhi cercavano di coglier i tocchi di colore che la poesia di un pittore invisibile aveva impresso qua e là nella realtà.
 
Negli occhi di Lucia avresti potuto incontrare una fata, o un cavaliere errante, o un bimbo che piange, o una stella che muore. Tanti mondi quante le strade silenziose che la sua anima prendeva quando iniziava a volare. Ma una sola strada maestra : l'empatia con le altre forme di vita che popolavano la sua umanità.
Respirò a fondo, e mentre un vento dispettoso le scompigliava i capelli color della sabbia riflessa dal sole, distolse lo sguardo dal cielo e, inaspettato, ne incontrò un altro, carico di promesse di primavera.
Ancora una volta, il vento tiepido accarezzò l'aria, e le foglie degli alberi, liberando i pollini che, come un velo da sposa, si sparsero in una corrente di polvere magica.
Rise forte Lucia, e mentre i suoi occhi brillavano di speranza ritrovata, danzò col vento, pensando che, per una volta, avrebbe vissuto non per ieri, non per l'oggi, ma per il domani.
 
Valeria

lunedì 27 aprile 2015

Armonia...

Aurora
 Credits: Nasa 

Siamo fili di luce, frammenti di arcobaleno, segmenti di tempo, particelle di eternitá.
E la qualità della nostra vita dipende essenzialmente dal modo in cui decidiamo di percepire la realtà.
Probabilmente saremo sempre circondati da cicloni e tempeste, e spesso ci sentiremo alla deriva in un oceano percosso da venti impetuosi.
Ma se invece di perder tempo a disperarci, impariamo a lasciarci andare alla corrente, e a cavalcare l'onda, forse l'alta marea ci porterà verso nu
ovi lidi, in cui scopriremo nuove dimensioni per la nostra spiritualità.
Siamo fili di luce, frammenti di arcobaleno, energia allo stato puro, sfumature di colori con cui un pittore invisibile ha voluto dipingere l'eternità.
Ci nutriamo di sogni, e di emozioni che rappresentano la nostra umanità.
La poesia é la danza degli elementi intorno a noi, realtà trasfigurata, la lingua che usa la Natura, per ricordarci la nostra origine di divinità.
L'empatia è l'energia universale, più potente di qualsiasi forza conosciuta, più veloce del pensiero e del teletrasporto, per illuminare le nostre tracce di uomini, troppo spesso nascoste nell'oscurità.
Ognuno è un unicum, anche se spesso, troppe volte, non lo sa. Ognuno ha in sè un giardino fiorito, un cielo stellato, una goccia di rugiada che riflette la luce abbagliante del sole.
Solo andando al di là di quel che ci appare, solo aprendo il nostro spirito all'armonia che ci sta intorno, permetteremo al cielo stellato che è in noi di brillare, e, come stelle di galassie lontane, trasmetteremo le nostre tracce di luce, oltre il tempo e lo spazio, nell'eternità.
Buonanotte mondo !

sabato 25 aprile 2015

La musica nel cuore (in ascolto del fluire della vita)



La musica nel cuore...

Ciascuno di noi ha una musica nel cuore,
basta solo volerla ascoltare.
La sua melodia si nasconde in risate di bambini, mentre giocano con la sabbia al mare,
in amici appena conosciuti, che ti sembra di conoscere da sempre.
In altri, senza i quali la tua vita non sarebbe la stessa,
perché sono il tuo sostegno H24, festività comprese...
e non si fanno neanche pagare gli straordinari.
In un magnifico Lilium,
nascosto in un angolo di un giardino,
che non avevi mai osservato, e di cui ti sei accorta per caso.

La mia musica nel cuore
mi parla di aquiloni volanti con cui, per un giorno, anche i grandi ritornano bambini.
Di una giornata iniziata con un temporale, in cui è arrivato il sole,
perchè siamo noi che riflettiamo o no la luce.
E se una briciola di sole impariamo a tenercela dentro, non temeremo più l'oscurità.
E sentirsi parte di quel che ti circonda, confondendosi, finalmente, con gli altri, in un momento di quieta e collettiva serenità.
Musica nel cuore è concedere a me stessa il diritto di sbagliare.
E non rinunciare a ciò che mi realizza come persona,
anche a costo di doverlo pagare.
È il fuoco d'artificio della mia anima che si vuol esprimere, prepotente,
anche a costo di non farmi dormire
È indossare una maglietta che mi sta terribilmente, riderci sopra e pensare :
"Sembrerò una mongolfiera, ma almeno sarò in tema con gli aquiloni."

È un libro appena iniziato, che parla di sogni, ti ha rapita perdutamente *
e ti fa pensare ad un amico lontano che ti ha mostrato le vie per esprimere la poesia dell'anima,
e solo a pensarci sorridi di gioia ritrovata.
È un giovane padre che, tenero, ripone nella carrozzina, la sua briciola di cielo, di appena due mesi.
La scia di un aereo, che ti fa pensare ad un velo da sposa trapuntato di stelle di ghiaccio,
poesia di un pilota che ha saputo cogliere l'essenziale **

È promettere a te stessa che, cascasse il mondo, mai più permetterai al tuo spirito di aver paura dell'arrampicata,
e trasformerai lo sgomento del tuo cuore che batte,
in rulli di tamburi pronti a dare battaglia come un coraggioso guerriero.
La mia musica nel cuore racconta di una bambina che finalmente si abbandona al fluire della vita, e in questa melodia sente un rincorrersi e mescolarsi di suoni leggeri come trasparenze di un aurora appena iniziata.
È sentirsi in pace col mondo, come in un sussurro di un vento tiepido e rigenerante, che tutto placa e come balsamo guarisce le ferite della tua Umanità.
È guardarti allo specchio, e dire, monella : "Guarda un pò come mi sono bruciata oggi col sole, potrò vantarmi di essere stata al mare."
E scorgere le lentiggini sul tuo viso, e dirsi , fiera e orgogliosa :
"Ecco, son questa, schietta e sincera."
E ridere, ridere, ridere....


* Luis Sepùlveda
** in "Pilota di guerra"

domenica 24 agosto 2014

Emilio, l'angelo del buon cammino

 
Pensilina della Stazione di Taormina
 

Lena guardò fuori il finestrino del treno : coste rigogliose di un mare splendente d'un antico orgoglio, le passavano innanzi.
Scogli aspri lambiti dal vento, acqua cristallina, lucente di un sole caldo che col suo tepore accarezzava l'anima, oltre la terra.
Non poteva non pensare a quelle parole, alla "Canzone di viaggio", che aveva sentito un giorno scandire dalla pura voce dei bambini :
 
"Sole, brilla adesso dentro al cuore,
vento, porta via da me fatiche e cure !
Gioia più profonda non conosco sulla terra,
che l'essere per via nell'ampia vastità.Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi ;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.
Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finchè senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico." *
*Herman Hesse, "Canzone di viaggio", in "La felicità, versi e pensieri"

Si riscosse a fatica da quel panorama portatore di sogni e, con una nota di malinconia, dovette ammettere : ma dove era stata in tutti questi anni ?
Come aveva fatto, a perdersi, semplicemente, la vita ?
Respirò a fondo quella sensazione di diffusa libertà e sentì un piacevole benessere che pian piano cominciava a pervaderla tutta.
Finalmente era in viaggio. Anzinò, in cammino.
Quando lo avesse iniziato di preciso non lo sapeva. Forse l'estate prima. O forse anni fa, quando finalmente si era aperta a se stessa.
Chiuse gli occhi. E lo sentì.
 
Emilio, l'angelo del buon cammino, se ne stava in un angolo della carrozza a masticare distratto un chewingum mentre pensava un pò arrabbiato che gli sarebbe toccato di nuovo fare gli straordinari quel fine settimana.
Toccava sempre a lui, risolvere le grane a Lui, borbottò pensieroso.
Era pur vero che non esisteva angelo più competente, si disse orgoglioso lisciandosi le ali con fare vanitoso. Quell'anno aveva portato a compimento il 99 % dei casi assegnatigli, un record tra gli angeli.
Ma pure gli angeli avevano diritto a un pò di vacanza, ogni tanto ! -  bofonchiò togliendo il chewingum dalla bocca, e appiccicandolo sotto il sedile di un ignaro signore seduto accanto a lui.
- Bene, inutile stare ad arrabbiarsi - pensò con fare pratico tirando fuori dalla giacca in ecopelle un'agendina accuratamente vergata a mano.
Avrebbe portato a termine il lavoro con successo, come suo solito, e poi sarebbe andato dal Capo a pretendere una decina d'anni di ferie.
Se fosse riuscito a risolvere quella patata bollente, che teneva sulle spine l'Eccelso da anni, lui non avrebbe avuto il coraggio di dirgli di no.
Aprì l'agenda a pagina 21 e scorrendo la pagina fitta di appunti, prese nota di un indirizzo ...
Appena in tempo : il treno aveva appena rallentato per fare la fermata, e già i viaggiatori si preparavano alla discesa.
 
Compresa la sua protetta, che con sguardo felice, tamburellava con le dita, quasi a suonare un'invisibile melodia che aveva in testa.
Lena respirò a fondo l'aria del mare : non sapeva perché, ma si sentiva a casa.
Come liberata da un fardello, e piena di fiducia e pace, si guardava attorno, gustandosi ogni particolare : e il mare siculo, che si stagliava all'orizzonte, contro la Calabria, vicina eppur a volte lontana.
E la calata tipica, che le animava ed emozionava il cuore.
Da un forno, odore di pane di casa in cottura, e dolci rustici, che le rimembravano antichi sapori.
E i sassolini in riva al mare, trasparente e chiaro, come la voglia che aveva lei di viver la vita che non aveva avuto.
 
Mise al collo la sua vecchia valigia, e camminò fino alla piazzetta, cercando la pensione che l'avrebbe ospitata. La trovò senza difficoltà, e fu meravigliata, perché le sembrava di conoscerla da sempre.
Pensione Buena Speranza, così si chiamava quel posto, quattro stanze autonome in tutto, una per ogni affittuario.
Odore di muschio e finestre con vista sul mare, ed un bagno con mattonelle sbrilluccicanti e quadri naif di papaveri e piante di grano ondeggianti nel vento.
Sciolse i lunghi capelli, e lasciò che il vento glieli scompigliasse, come nel quadro, poi entrò a registrarsi.
Nome ?- chiese il receptionist, masticando un chewingum all'odor di ciliegia.
Lena - rispose la donna porgendo il documento ingiallito dal tempo.
Ingresso dalla scala C, stanza 4 - riprese il ragazzo, togliendo il chewingum dalla bocca e appiccicandolo con aria innocente e distratta sotto il bancone della reception.
Ed annotò il nome della ragazza su un'agendina fitta fitta vergata a mano.
 
Le onde del mare accarezzavano insistenti la riva quella sera. E piccoli cavalloni si rincorrevano come bambini, riempiendo l'aere di suoni che assomigliavano a battiti di mani e risate argentine.
Lena uscì nel balconcino, si accoccolò sulla sdraietta, e in pochi attimi si addormentò.
Dormì di un sonno profondo, come non le accadeva da mesi, come se fosse stata all'improvviso ritemprata da una nuova consapevolezza.
Fu svegliata dal suono dei gabbiani, e da un sole luminoso e splendente, che come una palla di fuoco, illuminava il mare rendendolo argenteo.
Non sapeva cosa sarebbe stato di lei. Né cosa le avrebbe riservato il destino.
Sapeva solo che aveva iniziato un viaggio. E che nulla sarebbe stato più come prima.
Ancora era all'inizio, ma .....
 
In un angolo della spiaggia, uno strano angelo, con una giacca in ecopelle, osservava tutta la scena.
Bene- pensò - allora c'è speranza che io porti a termine la mia missione- pensò contento.-
LUI è stato chiaro in proposito : l'obiettivo della mission è colmare la distanza tra il dire e il fare.
Hai detto niente ! C'è di mezzo il mare. La paura di osare. E una certa dose di cv1o - si disse girando la testa e contemplandosi il fondoschiena.
- Non male ! - mormorò. Mettiamoci subito al lavoro ! -
Prese il chewingum alla ciliegia che stava masticando, lo appiccicò furtivo e rapido sotto il cestino per la raccolta della differenziata che c'era in strada, e con un soffio fu subito da lei.
 
Non sarà facile- le mormorò in un orecchio, e la sua voce fu la voce del vento.
-Non ti prometto momenti esaltanti ed ebbri di felicità assoluta.
Ma sarai te stessa. E questa consapevolezza ti darà la forza di affrontare le prove del tuo cammino. Osa, respira a pieni polmoni la vita.Non piangerti addosso, non temere di tentare.
E se sarai in difficoltà cercami : mi troverai nella parte più profonda di te stessa, dove riponi speranze e il tuo animo straziato dalla solitudine ha trovato spesso pace. E se non riuscirai a trovarmi usa la fantasia per chiamarmi : sarò sempre con te, e mi riconoscerai.
 
Ma come farò a chiamarti, se non ti conosco ? - Mormorò la ragazza alla voce che aveva il suono del vento.
Mi chiamo Emilio, e sono l'angelo del buon cammino. E fidati, mi riconoscerai- rispose la voce sorridendo. E con un soffio, saltò la ringhiera del balconcino e volò via.
 
Lena si stropicciò gli occhi, quasi ridestandosi da un sogno.
Evidentemente doveva essersi riaddormentata, perché adesso si sentiva piena di energie e di una serenità mai avuta prima.
Ma cosa accidenti ! - borbottò sbigottita rimettendo la sdraietta al suo posto.
Ma chi era stato ad appiccicare un chewingum sotto il bracciolo della poltroncina sulla quale dormiva ?
Si guardò intorno, ma non c'era traccia di nessuno. Poi, per caso, le cadde lo sguardo nell'angoletto del balconcino vicino alla ringhiera.
E trovò un chewingum alla ciliegia.
Emilio ! Allora non l'ho sognato ! - disse a mezza voce sorridendo.
Giusto uno strano tipo così mi poteva capitare come angelo- borbottò ridendo.
Un'improvvisa folata di vento le scompigliò i capelli, come un tenero rimbrotto.
Va bene, non lo dirò più, che angelo permaloso ! -
E ridendo cominciò a digitare su google : Agenzie interinali.
Poi, senza aver più paura, si disse :
Dunque, come si fa, è una vita che non lo faccio più, come si compila un curriculum vitae ? "
 
 
A tutti i compagni del mio cammino,
Valeria
24/08/2014

giovedì 14 agosto 2014

In cerca di Giulia


Marco spense frettolosamente il pc e si precipitò velocemente per le scale : era tardi, e doveva sbrigarsi, o non l'avrebbe trovata.

Per poco non andò a sbattere contro Gianni, il tuttofare dell'ufficio accanto, una vita dedicata al lavoro, ed un'insoddisfazione perenne legata a una mancanza di autonomia, lui, ormai grande, ancora a casa di mamma e papà, per non potersi permettere uno straccio di camera da solo.
Si fiondò nell'ascensore e, come sempre accade, non potè fare a meno di guardarsi allo specchio.
Sorrise compiaciuto : un viso regolare, con le prime rughe che gli conferivano persino più fascino.
Occhiali, e capelli brizzolati, che indicavano una maturità accennata, quasi in divenire.
Una fossetta sul mento, che gli si accentuava quando sorrideva. E un sorriso da far girare la testa agli angeli per quant'era profondo e pieno di dolcezza.

Si guardò allo specchio pensieroso : eppure non era così male !
Era sempre riuscito a conquistare tutte le donne che voleva in vita sua, anche se a dir la verità era sempre stato cauto, perchè lui non era un uomo da storielle. Ma stavolta... stavolta sembrava un'impresa disperata.

L'aveva conosciuta in metropolitana, tra migliaia di persone le cui vite, come personaggi di un film, si snodavano lungo percorsi paralleli e articolati, inseguendo affannose l'esistenza, e, talvolta, la sopravvivenza.
Ma le loro vite invece, come per una strana convergenza orbitale, si erano incontrate, anzi, scontrate, la volta che Marco, l'uomo del perenne ritardo, si era tuffato, incosciente e sconsiderato, in mezzo agli sportelli quasi prossimi a chiudersi del metrò, e per poco non le era finito addosso.

Si era scansata quasi indispettita lei, con uno sguardo che lo processava per la stupidaggine appena fatta.
Ma poi lui aveva alzato le spalle a scusarsi, e lei era scoppiata a ridere come una bambina.
Scusami- aveva detto lui- non so neanche come ti chiami.
Giulia - aveva detto lei.
E subito dopo, ridendo, era scesa dalla metropolitana.

Prima che lui potesse rendersi conto di tutto. Prima che lui potesse capire che innanzi a sè aveva avuto una stella. Prima che potesse far presente a se stesso che in quel preciso istante qualcosa era cambiato.

Fu solo arrivato a lavoro che comprese.
E in quel momento decise che l'avrebbe ritrovata.

Non so se voi credete al colpo di fulmine, al momento in cui due anime gemelle si ritrovano e nel buio riconoscono brillare i propri frammenti di luce.
Beh, io sì, ma forse, a volte, il trovarsi e il riconoscersi non è così immediato e poetico, ma richiede forza. E voglia di lottare per il sentimento in cui si crede.

Così per un mese, Marco uscì di casa alla stessa ora, e si recò puntuale, un vero miracolo per lui, alla fermata della metropolitana, nella speranza di trovare la sua musa e riconoscere la sua stella gemella. Ma niente, sembrava svanita nel nulla, come fosse stato un miraggio.
Imparò a osservare la gente, e a riconoscerne espressioni del corpo, e sfumature del viso.
Li ascoltava parlare, ridere e piangere, e immaginava piccoli scorci di vita, mentre lui cercava di ridare un senso alla sua.

Chiuse gli occhi e la immaginò : capelli lunghi e ricci, color nocciola.
Un corpo di donna già fatta, in cui fattezze prosperose facevano a lotta con un viso dolce e tenero di persona semplice, che quasi si vergogna della propria fisicità.
Due mani con le unghie perennemente rosicchiate, ed una risata argentina, squillante come una tromba che annuncia primavera.

Sentì ridere, e aprì gli occhi.
E in quel momento la vide : innanzi a sè, tra la gente schiacciata dal traffico dell'ora di punta, come un fuoco d'artificio c'era la donna che il destino le aveva mostrato .
Le sorrise. Ma la ragazza finse di non vedere.
Nè la fossetta birichina che tante donne aveva conquistato.
Nè il sorriso accattivante capace di creare adorazione in persone d'ogni età.
Non si scoraggiò. L'avrebbe conquistata.

Imparò a guardarla da lontano, mentre, ogni giorno, in quei fuggevoli attimi in cui le loro strade si intersecavano, lei pensierosa, o allegra, o a tratti entusiasta, percorreva il suo frammento di vita.

Imparò a decifrarne le emozioni da un sopracciglio innalzato, da mani tamburellanti che nervose indicavano ansia o eccitazione.
Amò le lacrime che le vide versare un giorno nuvoloso di settembre.
Gioì con lei un pomeriggio di marzo, quando la vide saltellar di gioia parlando con un'amica.
La amò di un amore intenso e privo di secondi fini, proteggendola con il suo sguardo, e vivendo ebbro di gioia e di desiderio solo per quei pochi attimi rubati al destino.
Pochi attimi in cerca di Giulia.

Marco affrettò il passo in direzione della metro. Oggi era in ritardo più del solito, e non sarebbe riuscito a vederla, si disse angosciato.
Corse col cuore in gola, e arrivò alla metro, giusto in tempo per veder chiudere le portiere e partire le carrozze affollate.
Si chinò per prender fiato con un groppo alla gola, ed una lacrima, proprio a lui che non piangeva mai, si insinuò furtiva tra le folte ciglia di quegli occhi sbrilluccicanti di stelle.

Non mi hai detto come ti chiami- sentì chiedere a una voce dietro di lui.
Voce di una melodia che ti rigenera e ti dà pace.
Voce di una creatura fatta di luce, che porta la tua anima in dimensioni in cui l'io si fonde col tutto.
Voce di chi hai imparato ad amare senza nulla chiedere e volere in cambio.

Marco si girò, e gli angeli del Paradiso ebbero invidia per il sorriso che rivolse alla ragazza, perchè mai vi fu sorriso più profondo e pieno di dolcezza...

martedì 12 agosto 2014

In ascolto della vita che scorre...

 
 
 


Avete mai provato, ad ascoltare il suono della vita che scorre ?
Come, non esiste, è una mia fantasia?
Su, coraggio, stasera fidatevi di me. Adesso chiudete gli occhi e cercate di individuare i suoni.
Dapprima sentirete un vociare confuso, ma poi, con un pò d'attenzione, riuscirete a distinguere le singole voci, e a percepire racconti e attimi sospesi nel tempo.

Adesso concentratevi, e cercate di individuarne le direzioni, vi servirà per orientarvi. Fatto ?
Bene, ora un ultimo sforzo : provate a concentrarvi sulla voce più lontana, affinate i vostri sensi, e mettetevi in ascolto... la sentite ? Cosa racconta ?

Proverò a descrivervi cosa sento io in questo momento :
Dietro di me, alla mia destra, in un angolo della sala, c'è una donna, con corpo da adulta, ma nel cuore bambina, che guarda verso il mare la luna che splende alta nel cielo.
E con un velo di malinconia sussurra alle stelle : "You can do it! Yes, yes, yes! Ce la farò ! Sì, sì, sì. Ce la devo fare ...."

Adesso, con un movimento circolare della mano, come fanno i direttori d'orchestra, togliamo il suono a quella voce, e andiamo più vicino, alla mia sinistra.
La sentite ? È la voce di una mamma che culla il proprio bimbo nella pancia.
Gli parla piano piano, mentre si accarezza il pancione appena abbozzato, e dentro di sè già lo colma di amore infinito, come il regalo più bello, tanto a lungo desiderato.
Non sa ancora come lo chiamerà, né che aspetto avrà. Ma sa già che il suono del suo cuoricino che batte, è la melodia più dolce che potrà mai essere composta.
Lo sentite pure voi ? Ta tam, ta tam ... il suono di una nuova vita che entra timida nell'universo. Il suono di un'anima che già ha lasciato tracce di sè.
Il suono del fluire del tempo e del divenire, racchiuso in attimi di un sentimento puro e indistruttibile che mai nessuna distanza potrà cancellare.

Come un Maestro, rigiro la mano e spengo ancora una volta il suono, è la volta dei suoni di fronte a me, lontani al centro della sala.
Stavolta non sento voci, ma ad attirare la mia attenzione è un movimento rapido di piedi, che danzano all'unisono balli di gruppo.
Li vedo muoversi innanzi a me e ne sono stregata, esprimono una voglia di vivere e di andare oltre il quotidiano che mi spiazza e insieme mi commuove. E mi fa vergognare delle volte che mi sono scoraggiata senza lottare.
Lungo la sala le coppie volano, volteggiano, e a prescindere dall'età, dal fisico e dalla provenienza sociale, la sensazione che mi lasciano è sempre una : la voglia di esprimere se stessi oltre le difficoltà, per una volta fermarsi, e sentirsi vivi !
Abbraccio forte la zia, e le chiedo il permesso di fotografarle i piedi, mentre abbozzano una figura elegante e si conquistano un attimo di immortalità.

Ma il tempo scorre, implacabile, e siamo giunti alla fine del concerto.
Con la mano da direttore metto in pausa anche quel suono, e mi metto in ascolto dell'ultima voce presente nella sala :
La sentite anche voi ? È la voce di chi non si arrende alle difficoltà e continua a sognare.
A volte sussurra piano nenie tranquillizzanti, che parlano di animaletti e bimbi che non vogliono dormire.
Altre la senti canticchiare felice, mentre accompagna la musica in sala, e condividi col tuo compagno un momento in cui, per un attimo, siete soli voi due e quel movimento all'unisono che vi ricorda il calore dei propri corpi vicini.
Altre ancora, è nel cinguettare festoso di cugini che si ritrovano dopo anni, e scoprono di volersi bene ancora come quand'erano bambini.
E nella canzone che ha in testa da stamattina, chi quella sera pensa che ha sbagliato tutto nella vita, eppure troverà la forza di andare, in qualche modo avanti.

E infine, nel silenzio, lo sentite il suono di quella forza invisibile ma presente, concreta e potente che tutto riunisce e restituisce un senso ad ogni emozione ?
Chiudete gli occhi e permettetele di avvolgervi con la sua energia pulita e rigenerante.
È la voglia di ascoltare gli altri, e trovare in essi piccoli tesori che ci arricchiranno reciprocamente. Si chiama empatia.

Ed ora ditemi : l'avete ascoltato o no anche voi con me stasera il suono della vita che scorre ? ;)
Buona notte !

domenica 3 agosto 2014

Come pagine che volano nel vento...


Da quando, da adulta, ho ripreso a scrivere,
ho sempre preferito parlar d'altro,
fuorché dell'amore.
Lo confesso, l'argomento mi metteva in difficoltà.

Troppo forte il pericolo di cadere nell'ovvio,
di annullare emozioni e sensazioni nella retorica,
di ripetere cose trite e ritrite,
già note a tutti.

O forse no,
la verità è solo che non mi andava di affrontare certe emozioni,
che serbavo intime in un angolo del cuore.
Poi, ieri notte,
complice una vecchia canzone,
mi son detta : Perché no, proviamoci !

Se ci sia riuscita o no sarete voi a giudicarlo.
Io so solo che, come sempre,
nello scrivere ci ho messo un pezzo di me,
ed ho cercato di essere onesta e vera con il lettore.
 
 
Come pagine che volano nel vento....


Anna aprì la valigia, e tirò fuori un vecchio quaderno ingiallito dal tempo.
Il diario dei suoi 16 anni... il tempo degli ideali e dell'amore.
Già, l'amore ...
Per lungo tempo aveva accuratamente evitato di parlarne, di questo sentimento, quasi che fosse una cosa talmente sacra, da non poter essere violata neanche da un sussurro.


E invece la verità era che non era pronta.
Non era ancora pronta a farsi domande e a darsi risposte.
Ma alla fine cosa importava ? si chiese, era finito il tempo di aver paura di provare emozioni.
E capire le avrebbe regalato quella pace a lungo cercata.
Chiuse gli occhi e respirò a fondo, e immaginò le persone che in tutta la sua vita aveva amato.
In molti casi non era stata ricambiata, ma era stata fortunata, perchè quel sentimento si era trasformato, diventando un affetto solido come un filo invisibile e resistente come l'acciaio, che l'aveva resa migliore.

L'amore, quello vero, dapprima ti faceva battere forte il cuore, e ti faceva sentire come se avessi qualcosa che ti stringeva lo stomaco, qui, in alto, vicino le costole.
E ad ogni incontro, sia pure inaspettato, era come scalare una montagna, e contemplarne insieme il panorama estasiati.
L'amore era come stare in mezzo al mare in burrasca, e tentare invano di calmare i propri sentimenti, in attesa di riposo e quiete.
Come immergersi in un oceano di tranquillità, ove nessuno mai avrebbe potuto farti alcun male.
Come essere travolti da un vento caldo e impetuoso, capace di farti vibrare da capo a piedi.

Amore era condividere interessi e passioni,
non saper pensare la propria vita senza l'altro,
lottare per il proprio nido, difendendolo da tutto e tutti anche a costo di far delle scelte.
Amore è saper dire "Mi dispiace", e ripartire da capo per ricominciare a sperare.
Amore è ridere insieme fino alle lacrime per una battuta scema,
e capirsi con un'occhiata, senza bisogno di parlare.
Amore è farsi un cenno, e desiderare di perdersi l'un con l'altro fino a non esistere più come individui separati ma solo come un'entità totale.
E pure se tutto sembra perduto,
ricominciare, ricominciare, ricominciare...

Risuonò nell'aria una vecchia canzone ed Anna sorrise.
Non sapeva se e come avrebbe amato nel futuro, nessuno può prevedere cosa ci accadrà, ma di una cosa era certa : ce l'aveva sempre messa tutta nell'amare.
E questa certezza la rese libera.
Prese il vecchio quaderno, sfilò una ad una le pagine ingiallite, e le lasciò volar via nel vento.
Avrebbe scritto forse nuove storie, o chissà, avrebbe continuato quella precedente, non era quello il punto, ciò che contava era aver capito.
Che Amore vuol dire prima di tutto, voler bene a se stessi.
Agli amori della mia vita
03/08/2014
Valeria

venerdì 1 agosto 2014

Lettera alla bambina che è in me

 

 
 


Cara piccina,
vorrei avere la bacchetta magica, e tornare indietro nel tempo,
per poterti parlare e raccontare.

E dirti, mentre ti nascondi timida e impacciata,
che andrà tutto bene, e che, nonostante tutto, sopravvivrai.

Guardati intorno, bimba adorata,
e non cessar mai di illuminare angoli nascosti del tuo cammino.
Tu godi di un privilegio : guardi il mondo con gli occhi del cuore.
Proteggi questo dono,
non fartelo rubare.

Resta immobile in ascolto del respiro del mondo,
ma sii partecipe della realtà in cui vivi,
e con spirito attivo, prova sempre a far la differenza,
con iniziativa ed entusiasmo per il fare.

Guarda lontano, oltre l'orizzonte,
ma continua ad osservare vicino a te, ai margini, ove gli altri spesso non guardano,
per cogliere quei frammenti di luce troppo spesso dimenticati.

Cerca gli umili e gli indifesi,
abbracciane il dolore,
condividine la gioia,
ed impara da essi ad amare la vita.

Coltiva la tua sensibilità, è un dono, non credere a chi ti dice il contrario.

Ti sentirai tante volte come un salmone che risale la corrente.
Ti sentirai un'aliena nella propria terra.
Ti sentirai dire spesso : tu non sei normale, sei diversa.

Prendi questa diversità, bimba mia, e fanne tesoro.
Usala come lente d'ingrandimento, fanne un privilegio per andare in profondità.
Fai dell'empatia con gli altri la tua regola di vita,
rifuggi il cinismo,
lascia la tua anima libera di sognare.

Quando sarai stanca, respira a fondo,
ma non permettere mai agli altri di decidere per te, continua a sperare.

Permetti alla linfa della vita di fluire in te, consenti alla tua anima di usare un linguaggio universale.
Abbandonati alla vita, non aver paura di osare.

Tu non lo sai, per ora, ma non sei sola.
Là, in mezzo alla folla, ci sono altri sognatori idealisti come te.
Persone che fanno della creatività una risorsa per guardare il mondo con occhi di chi vuol vedere il buono, e costruire insieme un futuro diverso.

Vorrei poterti dire che andrà tutto bene e che non avrai momenti bui,
ma la vita è anche questo. Tu sappi una cosa sola : CE LA FARAI !
Pure quando niente sembra aver senso, e desidererai per te solo silenzio e quiete.

Pure quando quel senso di solitudine straziante, ti porterà in cima alle alte vette, in cerca di te stessa...
proprio allora ti ritroverai, in modo inaspettato.

Ti scoprirai cresciuta, e poi, d'un tratto, specchiandoti, 
scorgerai una figura a te nota, e ti riconoscerai.
E la bambina e la donna adulta si scioglieranno in un abbraccio,
e si fonderanno l'un con l'altra.

Ed in quel preciso momento, tu saprai che sei VIVA.

01/08/2014

Valeria Ronsivalle






venerdì 25 luglio 2014

IL GIGANTE E LA BAMBINA : come ti incontro il mio astronauta preferito


 

Premessa :

Ricordo di aver adorato le stelle, da che ho memoria di bambina.
Erano uno dei legami che mi univa al mio papà, cresciuto a pane e fantascienza.
I nostri pomeriggi passati ad ammirare le avventure del giovane e coraggioso Capitano Kirk, e del suo primo ufficiale Spock, alla scoperta di luoghi dove mai nessuno era giunto prima, colorarono la mia infanzia di curiosità e iniettarono nel mio animo, già da allora, la speranza di un mondo buono e in cui la cooperazione tra diversi potesse essere regola, e ideale di vita.

E poi, in seguito, da adolescente, le stelle mi furono amiche per cercarvi conforto alle prime delusioni della vita, e confessar loro desideri e sogni nascosti.
Quel cielo, lassù, lontano eppur tanto vicino, rappresentava il luogo dell'immaginario, dove il mio animo inquieto da idealista trovava la possibilità di esprimersi appieno.
E nel luogo del "sarà", trovavo coraggio e forza per le responsabilità di fanciulla prima, e giovane adulta poi.


Mai, tuttavia, avrei immaginato, in vita mia, di sentirmi così partecipe del cammino di un astronauta, e diventarne una supporter attiva.
Ma, forse nella nostra vita è destino incrociare le nostre orbite con quelle di altri che segneranno le nostre, e non ci resta che cavalcare l'onda, cogliere l'attimo e godersi ogni momento.

L'avevo scoperto mentre era sull'Iss, e riusciva a coinvolgere famiglie intere nell'attesa di una stella luminosa, sfrecciante nel cielo, e da lassù ci parlava di stupore, e di poesia, mentre con una semplicità disarmante, ci prendeva per mano e ci faceva toccare l'orizzonte, insegnandoci a non aver paura di osare : osare sognare, osare impegnarci nella costruzione del nostro futuro, ma anche, a volte, osare di ammettere i nostri sbagli, e di capovolgerne la prospettiva. Perché da ogni cosa c'è sempre da imparare, e pure e soprattutto dai fallimenti, si può trarre una lezione che ci renderà migliori.

I suoi scritti mi stregarono, in essi mi ritrovavo. Non sapevo come e perché, ma in ognuno di essi, in ogni storia, trovavo lezioni di vita, che andavano al di là del semplice episodio narrato.
Cominciai a seguirne il percorso tramite i social media, e, quando possibile, ad interagire con lui.

Senza saperlo mi restituì la voglia di mettermi in gioco, e, cosa più importante, di usare la fantasia e il pensiero per andare oltre i miei limiti.

L'astropoeta lasciò gli spazi siderali e le stelle, e ritornò sulla Terra, in una notte in cui in tanti fummo col fiato sospeso : quest'uomo in tutina blu non era più uno sconosciuto, ma si era guadagnato un posto nel nostro cuore.

Da allora lui, al contrario di quel che dicono tanti, non è sparito : anzi, il contrario. Ci ha portato un po' di quella luce delle stelle, qui sulla Terra, per regalarla a chi lo vuole ascoltare attraverso gli incontri che le Agenzie Spaziali organizzano per diffondere i loro progetti.
Basta cercarla negli occhi dei bambini del Bambin Gesù, che un giorno vicino Natale, ricevono la visita di un amico speciale che li incoraggia a non smettere di sognare.
O nei suoi, di occhi, quando, uscendo dalla sua comfort zone, dal palco di un famoso Festival musicale, si mette in gioco parlando di se stesso come padre, e dell'importanza di cercare la bellezza intorno a noi.
O nei suoi scritti, piccole perle di saggia, consapevole certezza : che la vita è solo una e va vissuta a fondo, senza esitare.

Tutto questo, e molto di più, avevo imparato, da quando lo conosco.
E questo non ve lo dirà nessun giornalista, ma solo una persona che lo segue con affetto disinteressatamente : una supporter appunto.

E' con questo stato d'animo che mi sono recata al Meet Parmitano il 21 luglio : avrei incontrato colui che tanto mi aveva insegnato, cambiandomi, senza saperlo, dentro: lui, un gigante, per taglia e per animo, ed io, una bambina, con tanto da imparare...

Volete sapere se ero emozionata ? Decisamente ! Tanto da scoppiare in un pianto per la commozione, arrivati alla sede Esa. E mi tremavano le gambe, ed avevo il cuore in gola. Ma poi lui è arrivato in sala, e quando ho fatto la mia domanda, e gli ho detto il mio nome, mi ha riconosciuta e mi ha fatto una battuta di scherzo.
Ed in quel momento ho capito che era tutto reale, ed è cambiata totalmente la mia prospettiva...

Ride spesso, il Maggiore, mentre ci narra e racconta come l'uomo sta costruendo il suo futuro. E la passione per ciò che fa si percepisce dall'entusiasmo col quale, instancabile, ti illustra i vari aspetti del suo lavoro.
Ma la cosa che ti spiazza, incontrandolo, e che quasi non ti aspetti per timore di osare troppo, è che lui abbatte ogni distanza tra te e lui, e quando gli parli, o gli si avvicini è proprio come avevi pensato .... ma stavolta è reale !
Così, tu ti spogli dei tuoi timori, e per un attimo ritorni di nuovo bambino.

E far le foto con lui è solo un altro modo per scoprire quanto gli piace, consentitemelo per stavolta, orgoglio siculo, stare in mezzo a chi gli vuol bene, e coccolarsi chi gli dimostra affetto.
L'Esa non ci ha regalato solo un astronauta nel 2009, ci ha fatto conoscere un punto di riferimento, un uomo che ha un mondo interiore capace di rivoluzionare un universo intero, con l'energia che mostra a chi ne incrocia il cammino.
Un gigante, capace di prenderci per mano, e farci tornare bambini, spogliandoci di cinismo ed eccessiva razionalità, e guardare al mondo con spirito libero, cogliendone l'essenzialità e le cose veramente importanti.


Ero andata per incontrare un Mito.... ed ho trovato l'Uomo.
Ed io di quest'uomo voglio seguirne le tracce, finchè egli vorrà, e raccontare agli altri, come un amico, una volta sconosciuto, un giorno d'estate, ci abbia mostrato il più bello dei mondi :
il Mondo possibile, e restituendoci il sogno, ci abbia riportato, senza saperlo, alla vita.

Per questo, quel giorno, quando abbiam fatto la foto, la bimba ha preso il posto dell'adulta, e correndo incontro al Gigante, l'ha abbracciato come si abbraccia un piccolo sogno realizzato, e dopo averne rubato un po' di magia, ha riso, ha riso, ha riso....




Valeria Ronsivalle
 
Foto per gentile concessione di Andrea Cavallini,
Esa Esrin Photo Club

sabato 5 luglio 2014

SALDI : (D)ISTRUZIONI PER L'USO

 

Ci risiamo, è di nuovo tempo di SALDI. Una parte di voi gongola, al pensiero di acquisti finora posticipati per poter risparmiare, in tempi di tasche ristrette.
Ma la più parte trema.... rimembrando ancora paurosa, i gironi infernali che l'attendono, nell'adempiere alla commerciale incombenza.

Ma suvvia, niente è perduto, basta che seguiate queste semplici regole.
Pronti a venire con me nel maggico mondo dei saldi ?

LESSON ONE : PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE

Prima di uscire di casa, date da mangiare al canarino, irrigate la suocera, salutate le piante, (o forse l'inverso), staccate l'antenna del televisore.
Siate preparati come per un lungo viaggio, indossate scarpe comode, abbigliamento da passeggiata, ma soprattutto, non dimenticate di prendere le vitamine.
Ogni bravo appassionato di shopping, sa che per i saldi servono le vitamine. Vi saranno fondamentali, per arrivare integri a fine giornata.

LESSON TWO : ESERCIZI PREPARATORI DI RESPIRAZIONE 
(la Pazienza è la virtù dei forti)
Esistono in commercio, facilmente reperibili, ottimi metodi di respirazione e rilassamento con training autogeno. Procurateveli, tutti. Ed esercitatevi. La pazienza vi servirà. Tutta. Cominciando col marito e figlio, che cominciano a chiederti quando si mangia, già dalle 11 del mattino. Proseguendo con marito e figlio, che li mandi a prendere un calzino di prova, e ti tornano dicendo che c'era troppa confusione alle casse per prenderlo, e poi scopri che la scatola coi calzini non era alle casse, era moolto prima, e per prenderne un paio non dovevi fare nessuna fila,se solo avessero cercato.
[Capitolo Pazienza, continua in un libro apposito...]

LESSON THREE : PONETEVI UN OBIETTIVO

Aver chiaro qual'è la meta da raggiungere è fondamentale per la riuscita del vostro compito.
Compilate una lista di obiettivi da superare : comprare una T-Shirt al coniuge senza farlo borbottare in turco aramaico perché se la deve provare ; fare arrivare il figlio a pranzare alle 12.15, prima che ti denunci per maltrattamento di minore e deprivazione alimentare; riuscire a trovare una maglietta per te senza sembrare una mongolfiera...
Beh, un attimo, ho detto che dovete porvi degli obiettivi, non che dovete fare miracoli, noi siamo scienza, non fantascienza.

LESSON FOUR : NESSUNA DISTRAZIONE, E, SOPRATTUTTO, NESSUNA PIETA'

Essere concentrati su voi stessi è fondamentale in questo momento topico : Desensibilizzatevi, da questo momento in poi al centro di tutto esistete solo voi e la vostra lista.
E nulla potrà distrarvi. Nemmeno la vecchina di 70 anni, che incroci a un certo punto da Decatlon, mentre con sguardo disgustato e pieno di orrore, guardandosi il paio di scarpette da passeggio color grigio topo che il figlio le ha appena messo ai piedi urla : MA SONO ORRENDE !
E il figlio, spazientito e che si vuole sbrigare : Ma no, mammina, ti stanno così bene !

BENE, MI AVETE SEGUITO FIN ORA ? AVETE STUDIATO ?
Allora è il momento di mettere in pratica ciò che vi ho insegnato.
Andiamo alle ESERCITAZIONI PRATICHE.

STEP 1 : COME ACQUISTARE UN PAIO DI SCARPE DIVENTANDO SHERLOCK HOLMES PROVETTI


Bene, ci siamo, tutto è pronto : avete irrigato le piante, salutato gli amici, staccato l'antenna, accoppato il vicino di casa molesto, fatto esercizi di training autogeno, preso le vitamine.
Vi siete messi comodi e siete pronti per cominciare, ora dite con me : Shomm .... Shommm....
E, via, arrivate al centro commerciale, superate un'auto a destra, dribblate una moto a sinistra, evitate per un soffio la signora col passeggino, al cui interno fa finta di avere un bambino per depistarvi.
Fate un gesto eloquente all'incauto guidatore che ha provato a soffiarvi il posto auto, e.... GOAL, vettura parcheggiata ! (meglio dell'Italia a questo Mondiale)
Adesso dovete concentrarvi sulla respirazione, ricordate che non è permesso rilassarvi fino al raggiungimento della prossima meta.
Avanzate con fare deciso e sicuro, sorridendo con sguardo ironico agli avversari : analizzate in modo scientifico e sistematico gli scaffali di scarpe, catalogando mentalmente ogni marca e modello, per colore e taglia.
D'un tratto il vostro mononeurone si illumina d'immenso e comincia a suonare : BI BIP, BI BIP, BI BIPP !!!!
Avete trovato la scarpa che cercavate : comoda, pratica, di tendenza, colorata. Sportiva ma non troppo, classica, ma non troppo, esuberante, ma non troppo.
Insomma, la scarpa perfetta.
Siete già in fibrillazione, state per accendere i motori per recarvi alle casse, sentite il rombo dei vostri piedi, ROARR ... ROARR !
D'un tratto un piccolo, infinitesimale particolare, vi distoglie dalla vostra gioia paradisiaca : nel vostro cervello ebbro ma offuscato, si accende una spia all'improvviso. Vi ricordate che nel Manuale d'Istruzione ai Saldi, al capitolo 10, comma 18, capoverso 35, c'è una piccola nota che recita : RICORDATEVI DI CONTROLLARE SEMPRE CHE LE SCARPE SIANO APPAIATE.

Orca puzzola, e adesso ? Mentre aprite lo scatolo, con la stessa lentezza con cui un esperto giocatore di carte sbiddrica le carte, aprendo pian piano il mazzo che si trova in mano per scoprire che carte possiede, voi sollevate il coperchio dell'agognato bene, non prima di aver urlato : LPSHKXNRQPTTSKLZBCCKRTPSSTTTT !!!!
Che, in antico aramaico, vuol dire :
"E Vaffanzum ! E lo sapevo che ne mancava una ! "
A questo punto, lo shoppinghista esperto e consumato, lungi dal farsi prendere dal panico, mette in funzione tutti i suoi sensi, e dopo aver ingerito una dose sufficiente di zuccheri, tale da causare il diabete ad un ape regina (tanto, ogni scusa è buona per mangiare), come un segugio si mette in cerca dell'anima gemella, ossia la calzatura mancante.
E dopo aver messo insieme tutti gli indizi, come un novello Sherlock porta a casa la preda. E felice, alle casse, guarda vittorioso gli altri concorrenti. A dire : Ce l'ho fatta, l'ho avuta vinta io !


STEP 2 : COME TRAPASSARE I CORPI COME I FANTASMI


A questo punto, forti della prima vittoria, siete pronti al secondo step : ovvero la ricerca del costume del figliolo.
Ma... Ma c'è un ostacolo che si frappone, tra voi e l'indumento marino. E questo ostacolo ha una sua fisicità. E che fisicità.
Mentre tentate di gettare l'occhio alla fila di mutande impermeabilizzate per giovani Nettuni e non , vi trovate all'improvviso, una giovane e decisa donna, dai lineamenti procaci, il trucco deciso e l'aria da espertissima saldatrice, no saldista, no esperta e basta.... Che con postura rigida e sguardo assassino, presidia quei centimetri quadrati di negozio, e se ti avvicini a momenti ringhia ma non cammina.
-Tutto è perduto !- pensereste voi.
E invece no cari amici, esiste un modo per superare l'ostacolo ed arrivare alla meta. E cioè, (tra)passarlo.
Ora concentratevi : shomm shomm... Siete fatti di luce e non di materia. Shomm....
Ora, protendete le mani verso le scaffale, oltrepassando il corpo della signora che ringhia. Shomm shomm....
Abbiate fiducia in voi stessi : ce la potete fare.... Shomm shommm
Bene, se alla fine riuscirete a prendere il costume bene.
Se invece l'unica cosa che vi prendete è una parolaccia della signora, non vi scoraggiate, vuol dire che dovete ancora esercitarvi.
P. S. : non dimenticate, in caso di morso della lady, di vaccinarvi contro la rabbia.

STEP 3 : LA QUANTITÀ, QUESTA ILLUSTRE SCONOSCIUTA


Il signore accanto a me alla moglie :
"Cara, vorrei acquistare i calzettoni da calcio, ma mi sembrano troppo cari. C'è scritto : 1 = 5.95 euro. Mentre Prezzo x 2 = 9 euro. Io 9 euro per 2 calzini non ce li spendo."
La moglie : Non è, caro, che forse il prezzo di 5 euro e 95 si riferisce ad UN PAIO di calzettoni, anzichè ad uno ? Da quant'è che i calzini si vendono ad uno ad uno ?"
Morale della favola : NON FATEVI INGANNARE DALLE APPARENZE, lo shoppinghista saldista, non pensa ... Matematica !

STEP 4 : LE PROPRIETÀ TRASFORMATIVE DEGLI OGGETTI ( ossia come usare un tubo da piscina per mazzuolare il delinquente che è da un'ora che ti fa le pernacchie)


Gli oggetti, si sa, sono poliedrici e polifunzionali. Ad esempio, nel vostro giro, potrete agevolmente scoprire le proprietà commutative di un tubo di spugna, che la più parte degli umani usa, ingenuamente, solo per andare in piscina o al mare e far finta di galleggiare. Ma, i più furbi e svegli tra voi, sapranno sicuramente che può adoprarsi anco per :
- acchiappare la palla lanciata sul ripiano più alto dello scaffale "Magliette scontate", al reparto Running.
- mazzuolare con scatto felino il delinquentello che da più di un'ora ti sbeffeggia facendoti pernacchie
- Acchiappare l'ultima maglietta della vostra taglia, che si era imboscata sullo scaffale "Prezzi pazzi", all'accessibilissima altezza di 2 metri e 80 dal suolo.

STEP 5 : NEL GIRONE DEGLI AFFAMATI : MC DONALDS E DINTORNI


A questo punto del Tour, sarete affamati, disidratati, accalorati.
Quindi, puro se avete resistito fino alle 3 del pomeriggio, nella speranza di trovare un centimetro quadrato dove parcheggiare le vostre stanche (e ingombranti estremità), vi tocca : vi recate dal Mc, e ingurgitate in un unico pasto la vostra QUOTA ANNUALE di calorie, roba che il vostro mononeurone galleggia beato nel mare della sapidità, ed i vostri calcoli alla colicisti vi fanno "Bubù Settiti ! " attraverso il vostro prominente panc(ino ?) .
Ma, inaspettata ed esaltante vi aspetta una nuova esperienza, che vi solleva dai sensi di colpa del pranzo dietetico appena consumato, ed eleva il vostro spirito portandolo su alte vette : un piccolo, tenero, uccellino, saltella paffuto sotto il vostro tavolo, beccando le briciole del vostro BBQ.
E mentre voi, galvanizzate e felici per l'inaspettata esperienza ornitologica, già digitate su Google : Uccellino che si ciba dei panini di Mc, vi arriva la notifica di un messaggio che vi riporta alla realtà.... È tardi, ed è ora di prepararsi a raggiungere la più importante meta : acquistare vestiti per una persona speciale. Me stessa.

STEP 6 : COME VESTIRE UNA MONGOLFIERA


Sì, lo so, sono esagerata, siamo tutti in sovrappeso, ecc....
Ma stavolta fatemici scherzare sopra... Nessuno parla mai di cosa vuol dire vestire una donna in sovrappeso. Ma tutte sappiamo che non è una cosa facile, che il più delle volte è un'esperienza frustrante, che innervosisce e ti manda giù.
Non oggi però. Perchè ho trovato delle magliette in offerta. E così, visto che non riesco proprio a farla, stà dieta, e son destinata per ora a sembrare una mongolfiera, ho deciso che almeno sarò una mongolfiera colorata.
Così prendo dallo scaffale 6-7 magliette di tutti i colori, verde, lilla, bluette, bordeaux, turchese.
E vado in camerino a provarle.
E rido : perchè la taglia .... (Shhhh.... censuraaa ! :D ) , mi mette in risalto il seno, ma mostra un pò la panza.
Mentre la taglia più su, la .... , mi nasconde la panza però mi fa sembrare enorme.
Di che morte devo morire ?- Mi chiedo, mentre per una volta me ne frego ed il colore pastello delle magliette mi strappa un sorriso.
E poi comprare un capo a meno di 3 euro non ci son abituata, perciò è con lo spirito leggero, mentre la radio di Decatlon canta : Confusa e felice, di Carmen Consoli, che mi appropinquo verso le casse. E lì, confusa e basta, mi accingo a imparare la mia prossima lezione :

STEP 7 : 101 COSE DI CUI POTRESTI FARE A MENO


Lo shopping pazzo avanza. Alle famiglie arrivate al mattino, si aggiungono adesso famigliole arrivate al pomeriggio. Cani, bambini urlanti, madri esasperate, padri deficienti che fanno finta di essere esperti di arti marziali.
Tra gli scaffali, primeggia di tutto : dal fermacoda verde acqua che non acquisteresti mai, all'improbabile salvapiedi, da poggiare a terra per non toccare direttamente il terreno.
In tutto questo delirio ti metti in fila alla cassa, non senza aver acquistato prima un telomare, ultrasottile, ultrapratico, ultraleggero, ultraasciugabile.
Così ultra che sai giá che non lo userai mai, ma che shoppingsaldato è senza una follia come questa ? Ammazza oh, quanto sò folle...
Solo dopo aver passato 15 minuti in fila alla cassa, aver messo a dura prova il tuo mononeurone con l'ultimo sistema di pagamento attivato alle casse ( il cassiere non tocca più il denaro, devi inserirlo tu nelle apposite fessure).
Solo a quel punto, nel momento in cui la cassa emette lo scontrino, ti sovviene un pensiero che avevi rimosso : Il regalo per Robertino ! L'ho scordato !
Un groppo alla gola ti prende seduta stante, e tu, con sguardo sconvolto, pensi :

STEP 8 : E MÒ ?


E mò che gli porto lunedì al bambino ? N'dò lo trovo qualcosa che vada bene ? Che faccio ?
Rientro ?
E se rientro, riuscirò a venire fuori ? O verrò inghiottito dalla folla shoppinghista ?

Ecco, mentre sei preso da queste folli e terrorizzate elucubrazioni, incroci il tuo sguardo con quello della signora dietro di te, stanca, stremata, e col mononeurone in sciopero per gli straordinari fatti.
A quel punto scoppi a ridere e, portando le tue ingombranti membra verso l'uscita, ti vien fuori l'ultima perla di saggezza di questo manuale ...

STEP 9 :


PANTA REI
TUTTO SCORRE
.

Pure i saldi.

Valeria Ronsivalle