martedì 30 ottobre 2012

La carezza di un angelo


La prima volta che li vidi
era il primo giorno di scuola,
avevano portato la loro bimba alla materna,
e con l'ansia di chi si distacca la prima volta da chi ama,
seguivano l'inserimento dei primi giorni.

Tra le braccia
una neonata di appena pochi giorni,
si contendeva le attenzioni della sorella.

Sorridevano,
perchè avevano il mondo ai loro piedi,
il loro piccolo mondo.

Si erano conosciuti al liceo,
e da subito avevano capito di essere anime gemelle,
così avevano iniziato a costruire il loro regno,
un grazioso regno fatto di complicità,
di una casetta con le tende di pizzi e merletti,
di un giardino con un cucciolo festante e pestifero,
di domeniche passate a coccolarsi e fantasticare.

Poi lei aveva scoperto di avere in sè una nuova vita,
e nel loro regno era arrivata una piccola principessa,
un biondo, morbido, testardo, capriccioso fagottino,
che aveva assorbito ogni loro attenzione.

Lo ammetto, un pò li avevo invidiati,
così giovani,
così innamorati,
così belli,
lei,
con i suoi lineamenti delicati,
l'incarnato roseo e chiaro,
e la sua verginea semplicità.
Lui,
con un fisico asciutto,
un pizzetto sbarazzino
e gli occhi all'orientale.

Ci incontrammo altre volte,
in seguito,
sempre alla materna,
e poi,
mentre i nostri figli crescevano,
alle elementari.

Sono delle brave persone,
pensavo,
hanno valori solidi che stanno trasmettendo alle loro figlie,
vivono un'esistenza semplice
fatta di piccole cose,
non chiedono niente alla vita,
se non qualche attimo di felicità.

E mi ripromettevo,
ogni volta,
che avrei approfondito questa nostra conoscenza,
perchè è bello condividere la vita
con chi è sulla tua stessa lunghezza d'onda.

Poi la vita volle diversamente,
e pur abitando nello stesso piccolo borgo
ognuno di noi seguì la sua strada.

Fu per caso,
tempo dopo,
che mi raccontarono cos'era accaduto
:
era avvenuto tutto in un modo talmente rapido
da sembrare quasi irreale.

CARCINOMA AL PANCREAS,
una sentenza di morte,
e Fabio se ne andò via in poco più di tre mesi.

Quand'ebbi il coraggio di fermare Lucia,
più di un mese dopo,
mi raccontò che al'improvviso lui aveva cominciato ad avere dolore alla schiena,
e dopo aver tentato ogni consulto alla fine era arrivata la diagnosi.

Raccontò dell'angoscia,
ad ogni nuova visita,
del dolore immenso e disumano che il suo corpo doveva sopportare,
delle speranze iniziali,
prima di capire che il loro regno,
il loro piccolo regno,
in pochi mesi sarebbe stato spazzato via da un male crudele e insensato.

Tirò fuori una foto del marito,
là Fabio, col suo pizzetto sbarazzino,
ancora sorrideva sereno.

Tornai a casa con un nodo alla gola,
grata perchè il mio destino era stato diverso.
Io ancora avevo il mio piccolo regno,
un piccolo despota che cercava ogni giorno di realizzare i suoi capricci,
una cucciola pestifera che mi rosicchiava la scala di legno
abbaiando a ogni piè sospinto,
un principe consorte pronto a sorreggermi ad ogni difficoltà.

E come avrebbe fatto,
d'ora in poi,
Lucia ?
pensai angosciandomi al pensiero di ciò che l'aspettava.

Beh,
un'uggiosa domenica d'ottobre,
mentre partecipavo alla messa mattutina,
ebbi la mia risposta.

 S'era seduta davanti a me,
con la bimba più piccina,
che ogni tanto si stringeva alla sua mamma.
La vidi,
ad un tratto,
toccarsi con dolcezza la guancia,
e poi girarsi all'indietro quasi a cercar qualcuno.

Chi cercavi poco fa ?
le chiesi all'uscita da messa.

Che strano,
mi rispose,
mi è sembrato che ad un tratto
qualcuno mi sfiorasse la guancia con una carezza tenera e lieve,
ma quando mi son guardata attorno non c'era nessuno.

Poi sorrise quasi confortata,
prese per mano le sue bimbe,
e si diresse verso casa.

Mi piace pensare che quel giorno
un angelo volato in cielo troppo presto,
un re che aveva lasciato alla sua regina
un regno assai difficile da governare tutta sola,
in quel giorno di festa abbia mosso le sue ali,
e con una di esse abbia sfiorato il viso di chi amava,
per farle sentire che le sarebbe stata sempre accanto,
chè il legame tra due anime è immortale.

Perciò,
se domani sera sentite una carezza sfiorarvi le guance,
attente
:
potrebbe essere un angelo che vi copre con le sue ali......



martedì 23 ottobre 2012

L'ANTRO SOMMERSO

Ogni volta che una nuova vita
viene al mondo
si realizza un miracolo.
Questa è la storia
del mio
,
miracolo.

L'ANTRO SOMMERSO

Elena distese le gambe sul letto,
alla ricerca di un sollievo al dolore :
era veramente stanca,
e il peso del bambino le procurava forti crampi.

Ormai il tempo stava per finire,
e lei,
inesperta,
ascoltava vigile i segnali del suo corpo,
per capire quando sarebbe stato il momento.

Nessuno può preparare una donna
all’arrivo di una doglia,
e l’attesa del parto
è colma di speranze e di paura.

La vita e la morte
accompagnano la puerpera
nel miracolo più grande,
e l’esperienza lascia il posto all’istinto,
facendosene guidare.

Così la ragazza,
in un primo momento aveva cercato
di interpretare ciò che le accadeva
attraverso tabelle,
annotando scrupolosamente di ogni contrazione,
intensità e frequenza.

Poi,
una mattina,
sentì un dolore acuto,
improvviso e penetrante,
cui seguì un bisogno di spingere,
e fu così che la natura le indicò che era ora….

Si recò in ospedale contenta,
e affidandosi alle ostetriche del reparto
cominciò il suo travaglio…..

Salì e discese scale su scale,
camminando ed ancora camminando,
mentre le contrazioni si facevano sempre più ravvicinate,

e lei era contenta,
parlava al telefono,
si concentrava sulla respirazione.

E la natura, la meravigliosa natura,
produceva endorfine che mitigavano il dolore delle contrazioni.

Poi il travaglio si bloccò,
ed allora ebbe paura,
perché le avrebbero accelerato le doglie.

Pensò al presente,
al passato ed al futuro,
e si raccomandò con il marito
che pensasse lui al bimbo
se le fosse successo qualcosa.

Poi,
affidandosi al destino,
si mise in mano alle ostetriche
e riprese a lottare.

Non fu una fiaba,
chè i dolori eran forti,
e l’utero non voleva stare in posizione e rischiava di lacerarsi.

Ma non importava,
Francesco arrivava,
e bisognava darsi da fare perché avvenisse senza traumi.

Così la giovinetta,
ansiosa per natura,
ma stranamente calma in quelle ore,
immaginava d’essere su una barca in una spelonca :

dalla barca vedeva la luce alla fine della grotta,
e,
ad ogni contrazione,
assecondava l’alta marea che sommergeva l'antro sommerso,
e remava verso l’uscita.

Le ruppero le acque
e lei,
da diligente scolara,
si informò con le infermiere
quanto sarebbe durata la fase espulsiva.

Ma nel suo caso,
il momento decisivo era già arrivato.

Così,
quando la portarono correndo in sala parto,
chè il bimbo aveva fretta di nascere,
e già spingeva per uscire,
un’Elena spaventata
cercò di capire che succedeva.

E sgomenta e terrorizzata urlò :

Aiuto….mi sto spaccando in due !!!!!

Ma non sapeva
che in quel momento
era solo una comprimaria
del grande miracolo della vita.

Perché, dovete sapere,
amici miei,
che la meravigliosa natura
fa sì
che al momento in cui il bambino
deve lasciare il corpo
che lo ha amorevolmente accolto per 9 mesi,
le ossa del bacino della madre
si scostino allargandosi,
permettendo alla testolina di uscire più facilmente.

Così avvenne,
e qualche secondo dopo
il pianto di un neonato risuonò per la stanza.

Troppo occupata a razionalizzare
Elena
non si lasciò andare alle emozioni,
ma ascoltò avida i medici,
mentre osservando il bimbo
gli attribuivano il primo voto della sua vita :
il punteggio Apgar.

Rassicurata da ciò che sentì
si concentrò su se stessa :
ancora non era finita,
toccava far la brava per finire il parto,
mancava ancora la placenta.

Non fu un suonar di campane a festa
nei giorni seguenti,
chè la stanchezza era tanta,
e per troppo tempo
la ragazza aveva nascosto
persino a se stessa,
nel tentativo di placar l'ansia,
le paure,
e le speranze,
legate all’esser madre.

Così,
per qualche giorno,
fu come se un manto di neve
avesse sommerso i suoi pensieri,
facendola cadere in una sorta di torpore,
quasi anestetizzandola,
lei, inesperta e ignara,
del suo nuovo ruolo.

Poi una mattina
il bimbo non le fu portato
come al solito,
per allattarlo,
ma fu chiamata in reparto…

Le parlarono di ittero,
malattia a lei sconosciuta,
anzi no, un ricordo vecchio di anni
che le riportò alla mente paure irrazionali.

E mentre il medico spiegava,
a un certo punto lei non ascoltò più….

Non era importante ciò che il bimbo aveva…

l’unica cosa a cui continuava a pensare
era che le era intollerabile
che quella minuscola creaturina,
provasse una minima sofferenza.

Fu come
se la coltre di neve fosse stata spazzata
da una diga di lava rovente
i cui argini
si erano improvvisamente spezzati.

Avrebbe voluto urlare,
avrebbe voluto non sentirsi così …..

…..vulnerabile…..

Ebbe paura....

Perché

anche se ci metti
tutto l’amore e la dedizione del mondo,
purtroppo non puoi evitare ad un figlio
il dolore e le delusioni
che fanno parte della vita.

Pianse,
pianse a lungo,
non un giorno,
ma due o tre,
perché capì che da quel giorno
Valeria non sarebbe stata più solo Valeria,
ma una parte della sua anima
sarebbe stata indissolubilmente legata ad un'altra anima,
che pareva già con un caratterino,
a giudicare dal modo in cui aveva interagito nel grembo materno….

E si sentì fortunata…..






lunedì 22 ottobre 2012

Una fatina in prova a Terra di Laggiù : EPILOGO

 

Il vento soffiava impetuoso a Terra di Laggiù,
ed il suono dei mughetti tintinnanti
si propagava dalla valle fino alle montagne.

Una strana malinconia pervase la piccola fatina,
ed Emma corse a guardare la distesa di fiori.

Tra loro uno,
ancora chiuso, e non ancora sbocciato,
cominciò la sua danza,
e lei capì che così iniziava il suo viaggio fino a Dio.

Poi la piccola fu attirata
da uno specchio d'acqua da cui piccole farfalle di luce
si ergevano verso il cielo.

S'avvicinò
e la vide
:
   Mamma ...

chiamò con voce rotta di commozione.

La figura eterea di donna
sorrise alla bambina,
e con voce tenera le disse
:
Ricorda sempre,
piccola mia
che io sarò in te
e tu in me.

Ed ora vai,
e cerca la tua strada.

Ed in quel momento
la figura adulta e la piccola fatina
divennero un tutt'uno,
e come per incanto,
Emma si vide giovinetta
e capì qual'era il suo destino.

E dalla valle dei mughetti
un arcobaleno si levò fino a Dio......

 
Se sei in difficoltà non disperare,
guarda dentro di te
e prova a rientrare in contatto con la tua anima,
rilassati e lasciati andare
:
sentirai il respiro del mondo.

A voi,
compagni coraggiosi del mio cammino,
per avermi spinta a esprimere
la ricchezza che ho dentro il mio cuore tumultuoso.

Marina di Cerveteri, li 22/10/2012


UNA FATINA IN PROVA A TERRA DI LAGGIU' Capitolo 4° : Gea




Un’altra alba si faceva strada
a Terra di Laggiù, e,
mentre la fatina salutava la fata madrina
che,
 commossa,
già si attardava a farle mille raccomandazioni ,
la mente di Emma vagava tra mille pensieri.

Il viaggio cominciava a stancarla
e fata Vaniglia,
la nonna che tanto adorava,
le mancava in un modo per lei inaspettato,
come se le si bloccasse il respiro.

Affrettò il passo,
voleva arrivare alla Cima degli Aironi Blu
prima che il sole fosse alto nel cielo.

Passò veloce il fiume di perle lucenti
che, con le prime luci del mattino,
si coloravano delle sfumature di mille arcobaleni,
si dissetò alla sorgente dell'acqua rosata,
che toglieva la stanchezza e rigenerava come linfa preziosa,
e finalmente giunse all'ingresso della foresta di piume.

Se voleva arrivare a casa in fretta aveva un unico modo
:
attraversarla,
superare la cima degli Aironi,
e, da lì,
avrebbe percorso il sentiero di latte
che l'avrebbe condotta dritta dalla nonna.

Coraggio,
si disse la bambina,
non c'è nulla di cui aver paura,
sono grande io,
mormorò a mezza voce,
quasi per farsi forza da sola.

Strinse tra le mani il suo tutù
e cominciò a camminare tra le fronde degli alberi
e gli stretti rovi della foresta.

Man mano che la bimba proseguiva nel cammino però,
si rendeva conto che c'era qualcosa di strano.
Non capì subito di cosa si trattasse,
si rese conto dopo un pezzo che cosa la turbasse.
E d'improvviso lo udì indistintamente
:
il silenzio .

All'inizio aveva pensato che fossero le grandi piume ovattate,
che con le loro delicate estensioni ricoprivano i sentieri della foresta,
ad attutire i suoni.
Però...
però c'era qualcosa di strano,
neanche un fruscìo, in un'ora di cammino,
neanche una libellula volare.
Ebbe paura, 
e fu allora che la vide....

Una giovinetta,
avrà avuto più o meno 16 anni,
di una bellezza abbagliante eppur primitiva,
vestita di veli perlescenti da capo a piedi,
la stava guardando da un arco fiorito.

Non temere,
si affrettò a dire ad Emma,
non ti farò alcun male  . 

Chi sei ?
e perchè non ti ho sentita arrivare ?
chiese sospettosa la piccina.
Mi chiamo Gea,
sono la fata della speranza,
rispose la fanciulla, e questo è il mio regno.

Perchè non s'ode nulla nel tuo regno ?
chiese ancora la bambina.
Ora ti spiego ,
cominciò a raccontare la più grande
:
 Tanto tempo fa
fu donato agli uomini il potere più bello che potessero amministrare
:
la speranza.

Umani, fate,e tutti gli esseri viventi
coabitavano in un unico grande regno,
in cui l'amore era l'unica legge che vigeva.
Ma il cuore di alcuni di loro
non riusciva a saziarsi di quest'armonia,
e così cercarono un modo di predominare sugli altri,
così che potessero essere i più potenti, i più adulati,
i più ricchi tra loro.

Non capivano che,
in questo modo,
stavano perdendo l'unico vero potere che già era in loro possesso
:
 la speranza di un mondo migliore .

La loro superbia fu punita,
ed i regni furono separati.
Da allora le fate governano a Terra di Laggiù,
e da lì cercano di proteggere gli uomini, e di ridar loro la speranza.
Ma questo non è facile,
perchè è in atto una vera e propria guerra
ogni giorno,
ogni volta che un umano si dimentica la magia della condivisione,
ogni volta che antepone il proprio egoismo
al bene degli altri esseri viventi,
 la foresta di piume si ribella e si infittisce,
e tra le sue folte fronde viene soffocata la speranza.
E con essa la voce del mondo.

Ma ora vieni con me,
disse decisa alla bambina,
il tempo stringe ed il sole è già alto nel cielo,
ti porterò in volo oltre la cima,
così che potrai giungere più in fretta a casa.

In volo ?
domandò Emma un pò preoccupata da quanto aveva sentito.
Ma non ebbe il tempo di dir altro,
che Gea, spiegando le lunghe ali ,
già la portava rapida al di là degli alberi,
al di là dei chiaroscuri della foresta,
oltre la Cima degli aironi dal becco blu,
fino al sentiero di latte.

E là si fermò planando dolcemente.
In bocca al lupo Emma,
la salutò abbracciandola con affetto,
oltre quel crinale,
lungo quel sentiero,
ad un'ora di cammino troverai ciò che cerchi.

E tu che farai ?
chiese apprensiva la fata bambina.
Io continuerò a lottare per ciò che credo, 
e da quaggiù farò di tutto per far capire agli uomini
che non tutto è perduto,
e che la vita riserva ancora tanti tesori che vale la pena di scoprire.
A volte capita che ci sia qualcuno che rinuncia a sperare,
e quando decide di rendere l'anima a Dio,
e di lasciare per sempre questo mondo,
o peggio, muore dentro,
e continua a vivere soffocando ogni emozione, 
io l'accolgo al sicuro nella mia foresta,
aspettando il giorno che ciò che conta veramente
illuminerà con la sua luce abbagliante
i sentieri scoscesi accarezzati dalle piume,
incarnazione delle emozioni di chi ha vissuto,
ma è stato sopraffatto dal mondo ed ha cercato pace.
 
Poi,
vedendo che la bimba piangeva sconfortata,
l'accarezzò di nuovo con le sue lunghe ali, 
e  le disse
:
Non piangere,
il tuo cammino è quasi giunto alla fine,
ed insieme è ad un nuovo inizio,
ciò che cerchi è dentro di te,
e quando lo capirai avrai compiuto la tua missione.
E si librò nell'aria
volando leggera verso l'orizzonte.

Emma,
la fatina in prova,
la fanciulla che, ricordate ?
era alla ricerca del magico ingrediente
che consentiva alle fate di mediare tra le forze della natura,
era giunta dunque alla fine del suo viaggio.

Ma non riusciva a non essere scoraggiata,
stava per tornare da fata Vaniglia
e non aveva raggiunto la sua meta.
L'ingrediente magico restava un mistero,
e la sua insaziabile curiosità era stata sostituita dalla malinconia, e dalla perdita di fiducia in se stessa.

Si fece coraggio,
e cominciò a canticchiare una canzone : 


Nel frattempo,
mentre la bimba camminava,
 la luce del giorno aveva lasciato spazio ad un tramonto struggente ma colmo di aspettative,
sarebbe stata una notte serena quella a venire,
in cui si sarebbe tuffata nel letto morbido della nonna,
ed avrebbe respirato il suo odore rassicurante,
di acqua di colonia di magnolia.

Col cuore in tumulto per queste sensazioni,
la fanciulla accelerò il passo,
ed in breve si trovò vicino casa.
Dalla finestra scorse la nonna intenta a preparare dei cupcakes.
Decise di osservarla
:
forse così le avrebbe carpito l'ingrediente segreto.
Osservò tutto attentamente,
ma per quanto si sforzasse
non riusciva a trovare nessun ingrediente strano nella ricetta.

Ci rinuncio,
si disse sconfitta,
ho fallito miseramente.

Poi la vide creare delle piccole colombine,
una per ogni tortina,
e mettere nel becco degli uccellini delle piccole pergamene.

Riuscì a leggerne il contenuto
:
erano i desideri che un giorno Emma aveva confidato al vento,
i sogni che voleva si realizzassero.

Allora, finalmente,
capì 
:
l'ingrediente misterioso che aveva a lungo cercato era l'amore,
lo stesso che la nonna ci metteva nello sperare
che la nipotina potesse vedere avverati i propri sogni.

Ma la bimba ancora si sentiva inquieta,
era come se ci fosse qualcosa che la turbasse,
che la facesse sentire un fiore non sbocciato.

Così,
prima di entrare in casa,
tornò indietro a cercare una risposta alle sue domande.

 

domenica 7 ottobre 2012

Lo strano mondo della signora Giulia

Questa storia ha i toni dell'azzurro,
come i capelli argentei,
ma leggermente cerulei della protagonista.

Come la malinconia che pervade il mondo di molte persone anziane,
che continuano,
malgrado le avversità della vita,
a mantenere dignitose un lembo della loro umanità,
ricercando silenziose qualcosa che le faccia sentire ancora "vive".

Ma anche i toni del rosa,
perchè....
C'è tutto un mondo nascosto
in ogni anziano che incontri, per caso, sulla tua via.

Tesori fatti di esperienze lontane,
di affetti perduti,
di voglia d'amare
e di delicata poesia.

Pronti all'ascolto ?
Questa è la storia di Miss Giulia.
E del suo strano mondo.

L'avevo incontrata 
per caso,
un giorno di pioggia minuta e leggera,
mentre dal medico,
io stanca e indolente,
aspettavo il verdetto sulla mia disastrosa pressione.

Mi colpì subito tra gli altri pazienti in sala
per la sua delicatezza,
ed il suo svagato modo di parlare.

Ad uno sguardo superficiale
 sarebbe potuta sembrare quasi totalmente incapace di ragionare,
ma non al mio,
affascinata dal suo mondo interiore che emanava tracce di luce.

La osservai meglio
:
avrà avuto più di ottant'anni,
ed un velo di rossetto le copriva le labbra.
Una sottile linea di ombretto azzurro
rivelava che la donna,
in qualche modo,
era ancora presente a se stessa.

I capelli lunghi,
raccolti graziosamente in uno chignon,
erano argentei, con sfumature sul celeste,
quasi fosse stata la fata turchina.

Un lungo impermeabile la copriva fino ai piedi,
e l'immancabile ombrello le faceva da sostegno
per le gambe ormai malferme.

Si girò a guardarmi e mi disse premurosa
:
vuol sedersi vicino a me,
signora ?
così starà più comoda.

Poi,
preoccupata
:
chissà perchè oggi il dottore tarda così ,
non ho chi mi vada a prendere le medicine,
e se passeranno le undici,
dovrò andarci io,
e, povera me, con queste gambe,
non so come farò.

Sembrava angosciata,
ed ogni 5 minuti ripeteva sconsolata
:
Perchè il dottore tarda ?
così non va bene.

Potevo solo immaginare
cosa si prova ad una certa età,
quando ogni cosa diventa difficile,
quando persino fare la spesa significa dover chiedere un favore a qualcuno.

Mi avvicinai a lei e la rincuorai,
ci sarei andata io a prenderle le medicine,
l'importante era vederla serena.

Lei è un angelo !
rispose,
facendomi un sorriso,
finalmente rassicurata.

E poi,
dopo qualche minuto
:
Lei è un angelo,
ma perchè il dottore tarda ?

Non so quanti di voi hanno avuto esperienza della malattia mentale,
io sì, nei miei lunghi anni di volontariato.
Ci sono persone perdute per sempre nei meandri dei loro ragionamenti astratti,
ed altre,
più infelici,
che sono ai margini tra incoscienza e consapevolezza.

Il più delle volte seguono le tracce dei loro ricordi,
o rivivono di continuo le emozioni legate ai loro affetti.
Ma altre volte si affaccia in loro la coscienza ,
il terribile sospetto di essere ai limiti,
e di avere perduto la ragione,
e con essa se stessi,
la loro anima annebbiata dalla malattia o dalla vecchiaia.

In quel momento,
quando capiscono ciò che essi hanno perduto,
l'angoscia li pervade,
per lasciar spazio, subito dopo,
ad un innocente e leggero spirito di fantasia e creatività
quando ritornano al loro mondo fantastico.

Si era fatto tardi quella mattina,
e finalmente il medico era arrivato allo studio.

E' tardi,
mormorò ansiosa la signora Giulia.

Tranquilla,
la rassicurai di nuovo,
ci vado io in farmacia.
E lei, con un sorriso :
Ma lei è proprio un angelo !

Si era schiarito il cielo nel frattempo,
e un minuscolo arcobaleno faceva capolino tra le colline ceriti.

Sui viottoli scoscesi
una vecchia signora ed una ragazza,
camminavano pian piano a piccoli passi.

La guardai di nuovo,
avrebbe potuto essere mia nonna.
Lo faccio in tua memoria,
mi dissi con affetto,
ed in quel mentre giungemmo sull'uscio di casa.

La prego, venga su un attimo,
mi disse la signora.
Non riuscii a dir di no,
così, eccomi, poco dopo, a casa sua.

Una luce soffusa illuminava l'ingresso,
al centro del quale campeggiava,
in bella vista,
la foto di un bambino.

E' mio nipote,
mi disse orgogliosa.
Frequenta la scuola a Roma,
è sempre malato,
dovrebbe rafforzarsi un pò,
è troppo fragile.

La sua ansia di nonna traspariva da ogni cosa,
lei, che era stata figlia unica,
e che,
separatasi presto dal marito,
aveva allevato da sola il suo unico figlio.

Le posso offrire un pò di the ?
si offrì premurosa,
facendomi accomodare nel salotto demodè,
nei toni del granata e del verde scuro,
che connotavano il divano e le spesse tende che filtravano la luce delle finestre.

Mi alzai per aiutarla,
scostai le tende,
e fu allora che li vidi...meraviglia !

Dei piccoli capolavori di pazienza e raffinatezza
:
biscottini in ghiaccia e pasta di zucchero
sui quali erano state dipinte,
una ad una,
minuscole roselline dalle delicate sfumature.




La prego ne assaggi uno,
insistè la vecchina.

 Ma....chi ha fatto queste meraviglie ?
chiesi ammirata e curiosa.

Io, io li ho fatti,
rispose con un sorriso.

Da giovane ho imparato a dipingere,
ed ora ogni tanto,
quando me lo permettono i dolori alle mani,
mi piace ripetere quei piccoli motivetti.

Ne presi uno,
ma non ebbi il coraggio di mangiarlo,
preziosa testimonianza che l'anima resiste ad ogni forma di usura del tempo.

Poi,
con il cuore riscaldato da questa inattesa condivisione di umanità,
mi avviai verso la farmacia,
volsi il viso verso il sole,
e respirai inebriata la brezza tiepida di inizio primavera.


Biscotti di Gabriella Michetti