lunedì 18 marzo 2013

Cuore di tuono





Cuore di tuono
era nata in una casetta di montagna,
tre stanze, una veranda,
e tanto, tanto prato.
Il primo ricordo di cui aveva memoria
era un soffice e profumato manto,
un caldo e rassicurante odore,
tanta pace, e senso di protezione
:
la sua mamma.
Doveva essere proprio bella la sua mamma,
si disse malinconica.
Non sapeva come.
Nè quando.
Ma un brutto giorno,
dopo essersi appisolata come al solito,
accoccolata tra la mamma e i fratellini,
si era risvegliata in uno garage buio,
da sola, al freddo,
e senza nessun giochino da rosicchiare.
Aveva guaito la piccola,
ancora, e ancora, e ancora.
Aveva pianto tutta la notte,
fino allo sfinimento,
ma nessuno era venuto a salvarla,
nessuno era venuto a farle una coccola,
a farla sentire di nuovo al sicuro.
Così era passata la notte,
e parte del giorno successivo.
Finché la porta infine si era aperta,
ed un uomo era entrato con una ciotola di riso,
e con fare brusco le aveva intimato :
Finiscila di frignare, e mangia !

La cagnolina aveva vinto la paura che l'attanagliava
:
il pancino le brontolava,
e si sentiva debole.
Si avvicinò alla ciotola ,
e tentò un piccolo assaggio
:
un senso di disgusto la pervase tutta,
oh come le mancava, il dolce e caldo latte della mamma.
Indietreggiò ,
e il suo custode si riprese la ciotola, borbottando arrabbiato 
:
Bene, un pó di fame e smetterai di far capricci ...


Passarono i giorni,
e le settimane.
Di giorno stava chiusa nel garage,
poi il pomeriggio l'uomo veniva ad aprirle,
e la faceva passeggiare un pó nel giardinetto.
Aveva imparato che se ubbidiva,
la sua prigionia era meno insopportabile,
si era abituata a quel cibo,
e se non piangeva,
ogni tanto un pezzo di gustoso e tenero osso le veniva lanciato.

Si sentiva sola, e non capiva :
sarebbe stata dunque questa la sua vita d'ora in avanti  ?
Poi,
un giorno,
mentre come al solito prendeva il sole nel giardino il pomeriggio ,
lo vide arrivare con un altro cane , Fulmine.
Dapprima cominciò a scodinzolare per la felicità ,
poi,
quando l'ebbe guardato meglio,
si accorse che il cane era ferito.
Lo vide con lo sguardo sofferente,
vide il suo padrone con un fucile da caccia parlare animatamente con la moglie.
E poi,
caricando l'animale dolorante sul furgone,
dire deciso
:
"Non é più buono per la caccia.
Lo porterò in canile."
Non sapeva il significato di quelle parole.
Ma lo sguardo di quel cane
e la durezza del suo padrone
erano sufficientemente eloquenti.
Cuore di tuono non ebbe dubbi
:
doveva scappare.
Nei giorni e mesi successivi
ogni volta che poteva ,
scavò sotto la rete di recinzione,
in un punto nascosto, coperto dai cespugli.


L'occasione le si presentó una mattina di primavera,
quando il padrone dovette ripulire il garage .
Approfittando di un momento di distrazione della moglie,
la cucciola si infiló
nel varco aperto sotto la radura.
E cominciò a correre veloce,
sempre più veloce.
Non ci sarebbe cascata più,
si ripromise.
Non si sarebbe fidata più degli uomini.
Si fermò ansimando,
con il cuore che le batteva all'impazzata per la fatica.
Le dolevano le zampe,
le bruciava la gola,
nella fuga si era ferita urtando contro i rami dei cespugli.
Ma era libera.
Passò dinanzi ad un edificio,
da cui provenivano latrati e guaiti.
Pur senza rallentare il cammino
non poté fare a meno di lanciare un'occhiata .
E fu così che li vide
:
malinconici e stanchi
gli sguardi vitrei di altre creature come lei .
Esistenze  rubate,
prigioniere del nulla,
bramose di briciole d'affetto,
che le facessero sentire vive.
Riconobbe Fulmine,
il suo compagno di sventura.
Che subito le abbaiò
:
Scappa ! Scappa lontana, il più che puoi !

Si ritrovò alla fine sulla riva del mare.
Il sole
cominciava il lungo tramonto,
e le onde lambivano dolci la riva.
Oh com'era bello il mare !
E pieno di pace ,
e di tranquillità.
Ne assaggiò l'acqua
:
che strano, era salata...
Cuore di tuono cavalcò tra le onde,
abbaiò e urlò .
Gridò la sua libertà ,
e la sua rabbia per la sua solitudine .
Urlò il suo smarrimento,
e la sua confusione riguardo al futuro.

Dove sarebbe andata ?
Cosa avrebbe fatto d'ora in poi ?
Non c'era tempo per lasciarsi andare,
la notte calava e bisognava cercare un riparo .
Fu in quel momento che la vide
:
una giovane donna la stava osservando con uno sguardo tenero e rassicurante .
 "Piccola - la chiamava-
vieni qui,
sei tutta ferita, vieni a farti medicare."
La piccola guerriera era incredula
:
Non può essere,
non devo fidarmi.
Gli esseri umani non sono capaci di amore verso noi animali.
Scappa , scappa !
le urlavano nella sua testa le voci dei cani di strada.
Scappa !
Le ricordava Fulmine,
con il suo sguardo triste e sconfortato.

Cominciò a correre,
tra le onde, poi tra gli scogli.
E correndo,
e saltando,
cadde,
e ingoiando acqua marina perse conoscenza.
Al suo risveglio,
mani esperte e sicure la avvolgevano in un morbido telo.
Ora
le ferite non le facevano più male,
e il profumino di una pappa gustosa e nutriente
avvolgeva la casa.
Stirò in fuori le zampe,
e si lasciò andare
:
la donna ora, china su di lei,
la asciugava teneramente,
 e dolcemente le diceva :
"Non preoccuparti, sei al sicuro.
 non  ti accadrà nulla di male d'ora in poi.
C'è la tua mamma con te ."

Chiuse gli occhi
e tornò tra le braccia di Morfeo.
Mamma ....
mormorò beata,
 e si addormentò finalmente serena.



A tutte le volontarie e volontari
che ogni giorno si prendono cura di queste piccole creature.
E a chi
ha il coraggio di aprire il cuore agli altri esseri viventi,
nella consapevolezza che non è l'uomo a dominare l'universo,
ma siamo tutti parte dello stesso progetto.



1 commento:

  1. E come sempre traduci sentimenti in poesia.
    hai ragione...l'uomo presuntuoso non vuole imparare che l'universo non gli appartiene....a volte ci scappa di dire:" che bestie che siamo"...ma continuiamo ad essere presuntuosi ed offendere le bestie che invece sanno che fanno parte dello stesso progetto.Non ho animali in casa,ma nutro gran rispetto nei loro confronti...e di tutti,anche dei topi che pur facendomi impressione,tuttavia non sopporto di vederli uccidere in modo per me barbaro (colla).Mi son fatta il pettirosso amico....salvo poi evitare che si legasse troppo a questa casa...e lo lasciato libero di riprendere il suo cammino ed il suo volo...con i suoi simili...ma è stata per me una bella esperienza.Non credevo di riuscirci

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